Rush uscirà il 12 settembre nei cinema italiani. Una pellicola molto attesa che ha indotto il settimanale Chi a pubblicare un articolo scritto da Luca Cordero di Montezemolo (foto by InfoPhoto). Il presidente della Ferrari ricorda l’indimenticabile quadriennio dal 1973 al 1977 quando da direttore sportivo della scuderia vinse tre Mondiali costruttori e due Mondiali piloti con Niki Lauda. Il duello tra il pilota austriaco e il rivale inglese James Hunt sono il cavallo di battaglia del kolossal cinematografico

“Nel 1973 si voleva voltare pagina, a cominciare dai piloti, puntando anche e soprattutto sui giovani - scrive Montezemolo -. Allora i nomi in ascesa erano due: Niki Lauda e James Hunt. Provammo a prendere l’inglese e organizzai un incontro a Maranello fra Lord Hesketh, proprietario del team con cui correva e che lo considerava un suo protetto, e Ferrari, ma era come mettere insieme il diavolo e l’acqua santa e non se ne fece nulla. Così spinsi Ferrari a ingaggiare quel giovane austriaco, supportato nell’occasione da una vecchia conoscenza di Ferrari, quel Clay Regazzoni che aveva già guidato per la Scuderia qualche anno prima. Erano insieme alla BRM ed entrambi si trasferirono da noi, formando una coppia bene assortita: uno svizzero italiano che amava la vita e sapeva godersela e solleticare l’entusiasmo dei tifosi, un austriaco velocissimo, determinato e straordinario nello sviluppo della vettura”.

Impossibile non parlare del drammatico incidente accaduto a Lauda e le incomprensioni che sancirono l’addio con il campione austriaco dopo il secondo titolo mondiale: “Quando arrivai all’ospedale di Mannheim, quella domenica 1° agosto 1976, percepii la paura che non ce l’avrebbe fatta nei volti dei medici, ma lui non si arrese e quaranta giorni dopo era di nuovo in pista. In Formula 1 non si può mai abbassare la guardia e così avevamo già pensato al futuro, alla possibilità di una Scuderia senza Lauda, ingaggiando Reutemann. Fu difficile spiegare a Niki questa scelta, ma gli interessi della Ferrari, allora come oggi, venivano sempre prima di quelli dei piloti, chiunque essi fossero”.

Poi il ricordo dell’episodio clou: “Non ero al Fuji il 24 ottobre, quando Lauda abbandonò una corsa che, probabilmente, non avrebbe dovuto nemmeno corrersi: fu una scelta comprensibile, che dette il titolo a quell’Hunt con cui avevo mantenuto un bel rapporto in quegli anni, ma per Ferrari dura da mandare giù. Qualcosa si era ormai rotto in quel puzzle e non bastarono i successi di un’altra grande annata come il 1977 per risistemarlo. Niki lasciò la Ferrari ancora prima di finire la stagione, ma il mio rapporto con lui è rimasto saldo, tanto che lo chiamai a darmi una mano pochi mesi dopo il mio ritorno a Maranello come presidente, nel 1992″. 

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