Anche in Brasile i protagonisti del circo della F1 non mutano: Mercedes la macchina, Nico Rosberg e Lewis Hamilton i piloti. Se invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia con la scuderia della Stella assoluta trionfatrice del Campionato Mondiale 2014 sia che abbia vinto l’uno sia che abbia vinto l’altro, per ognuno di loro, Nico e Lewis, la differenza invece è proprio tutta lì, in quell’ordine d’arrivo. Dopo le cinque vittorie consecutive da parte di Hamilton, questa volta è Rosberg a spuntarla e a tagliare il traguardo per primo tornando a vincere (non succedeva più dai tempi di Hockenehim), proprio davanti al britannico. Rosberg a Sao Paulo vince più volte, ma i punti rimangono sempre 25. Il tedesco vince psicologicamente contro i cinque successi consecutivi del rivale, vince contro la sua pressione, quella della scuderia e quella dell’intero circuito. Questa volta Rosberg si fa domatore tenendo a bada l’animale da gara che è Hamilton e fa una gara perfetta, senza ombra d’errore, come perfetto è stato il suo intero weekend (QUI LE QUALIFICHE). L’errore invece lo commette Hamilton che va in sovrasterzo ed esce di pista al 28° giro perdendo 6 secondi preziosissimi che non recupererà più, non fino in fondo. Invece Nico descrive traiettorie sull’asfalto che sono fendenti precisi come archi di goniometro e letali come lame di rasoio gettando le premesse per un finale di campionato da autentico thriller. Ora sono tornati 17 i punti che separano i due piloti ed entrambi, nonostante il meccanismo del raddoppio di punteggio, sanno che ad Abu Dhabi non sarà solo questione di punti.

Questa è un po’ la domenica dei grandi piloti, degli eroi della F1, di questa F1 che sembra ormai consacrata  più agli dei della tecnologia motoristica che alle imprese degli uomini, e allora il podio di Felipe Massa vale davvero come una vittoria. Lui ce la mette tutta per complicarsi la vita trasgredendo il limite di velocità della pit-lane e beccandosi dunque  5 secondi di penalità e sbagliando il box durante il suo terzo pit stop, ma il suo cuore è molto più grande di questi insignificanti dettagli. Le Williams d’altronde sono vetture veloci e affidabili (oggi un po’ meno stando ai problemi riscontrati da Bottas), a tutto il resto ci pensa il calore del pubblico di casa. L’energia della sua torcida è la marcia in più per raggiungere il secondo podio stagionale dopo Monza, di gran lunga meno importante di quello paulista che profuma di famiglia e di casa. Il buon quinto posto di Vettel dopo le tante delusioni e figuracce di stagione suona come un bigliettino indirizzato alla Ferrari con su scritto: “Io ci sono sempre e insieme faremo grandi cose”. Già perché quando le cose funzionano, e in Red Bull quest’anno le cose per Sebastian non hanno proprio funzionato, lui è il pilota che può fare davvero la differenza.

E, a proposito di Ferrari, anche le rosse di Maranello in Brasile riescono finalmente a dare il meglio di sé, pur nei grossi, palesi limiti in cui versa la scuderia dall’inizio dell’anno. Entrambi, Fernando Alonso e Kimi Raikkonen, danno vita a un entusiasmante battaglia per il sesto posto, lottando come se fosse per la prima posizione in una bagarre quasi inconsueta e che ricorda tanto quelle belle sfide fratricide del passato, perché tra campioni mondiali si fa così. Alla fine la spunta Alonso con Kimi che forse per la prima volta vede nello spagnolo l’ombra minacciosa del nemico (visto che correrà il prossimo anno con la McLaren) ma poco importa in definitiva, l’importante è averci emozionato ancora.