Da ormai più di 10 anni si parla dell’auto ad aria compressa e ciciclamente si leggono notizie su una sua ormai imminente commercializzazione. Ultimo esempio questi giorni, dove su vari social network vengono pubblicati link riguardanti il suo arrivo. Ci sono poi complottisti che parlano di pesanti e insuperabili veti posti da Case automobilistiche e lobby del petrolio per non far produrre l’auto. E poi c’è chi legge e cerca di informarsi, rischiando però di fare molta confusione. Noi cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Prima di tutto: si, il motore ad aria compressa esiste. Il suo “inventore”, l’ingegnere Guy Négre, ha mostrato numerosi prototipi funzionanti e ha stretto un accordo con la MDI (Motor Development International) per la loro fabbricazione in serie. Cosa mai avvenuta.
-No: lo stop alla produzione non è stato imposto da oscure forze legate ai combustibili fossili, ma alle difficoltà di produzione di tale tecnologia. Espandendosi infatti un qualsiasi gas compresso tende a raffreddarsi. Nel passaggio dalle bombole al motore quindi l’aria congelerebbe nei tubi, rendendoli quindi inservibili.
-Si: la Tata è da anni interessata allo sviluppo di auto con motore ad aria compressa e ha stretto un accordo con la MDI e recentemente ha comunicato di aver compiuto con successo alcuni test su proprie auto. Lo step successivo riguarderà la creazione di un motore ad aria compressa funzionale.
-No: Tata non sta per lanciare sul mercato auto dotate di motore ad aria compressa. Probabilmente ciò avverrà in futuro, ma non si hanno tempistiche certe.

L’auto ad aria compressa rimane quindi per ora un bel e nobile progetto, le cui applicazioni nella realtà di tutti i giorni però sono difficili a causa della fisica, non di lobby segrete.