Il nucleo antifrode della polizia francese ha perquisito alcuni degli stabilimenti della Renault. Gli agenti avrebbero portato via dei computer per sapere se siano stati, o meno, manipolati i dati sulle emissioni attraverso l’utilizzo di software truccati durante i test. Un caso che ricorda molto da vicino quello che ha riguardato la Volkswagen.

La notizia è stata riportata dal sindacato Cgt dello stabilimento di Lardy e poi comunicata da diverse agenzie di stampa francesi. “Gli agenti hanno sequestrato diversi computer” si legge nella nota diffusa dal sindacato.

Dopo lo scoppio dello scandalo che ha riguardato la Volkswagen, la stessa Renault aveva promesso investimenti per 50 milioni di euro per far sì che le emisisoni risultassero pienamente coerenti con quelli fatti registrare nei test.

Gli stabilimenti perquisiti dalla polizia transalpina sono quelli di Lardy (centro ingegneristico che si trova a sud di Parigi), Guyancourt, Plessis-Robinson e Boulogne-Billancourt.

La casa francese ha confermato le perquisizioni (i quotidiani francesi scrivono che rientrano nell’ambito di una indagine avviata ad ottobre), specificando che i test (richiesti dal ministro dell’ambiente Ségolène Royal) sono stati effettuati regolarmente.

Secondo una organizzazione non governativa tedesca, il problema riguarderebbe in particolare la nuova Espace, che ha fatto ingresso sul mercato ad inizio 2015.

Le emissioni della vettura sarebbero superiori tra le 13 e le 25 volte rispetto ai limiti imposti per gli Euro 6.

La vicenda ha avuto serie ripercussioni in borsa: il titolo della Renault ha ceduto del 10%. Ma a soffrire è tutto il comparto. Gli investitori temono infatti che, dopo Volkswagen e Renault, altre case automobilistiche possano essere coinvolte nello scandalo. Perde tanto Peugeot, ma anche Fiat a causa dei dati sulle vendite in Usa (che sarebbero truccati) e della frenata sul mercato russo.