Ci sono cose che, quando accadono, sono difficili da spiegare. Ce ne sono altre, invece, che sono veramente molto semplici da enunciare, condividere, trasmettere. Cercando di trovare il nodo cruciale che accomuna migliaia di persone, che si ritrovano tutte assieme per assistere a qualche ora di puro spettacolo, rimane in piedi il perché uno sport come il Rally piaccia anche se la sua cassa di risonanza rimane comunque limitata.

Sarà perché è uno sport relativamente semplice da capire: vince chi impiega meno tempo a percorrere un preciso percorso. Punto. O forse, più semplicemente, perché è uno sport che ha seguito dappertutto perché l’amore, quello vero, esiste dappertutto.

Abbiamo avuto il piacere di assistere ad alcune prove speciali del Rally di Catalogna, manifestazione che si concluderà domenica sulle strade della regione spagnola. Ospiti di Volkswagen, ma soprattutto inondati dalle urla, di piacere, della gente comune.

Perché poi il vero motore di tutti gli sport è proprio la gente comune: il meccanico che chiude l’officina per vedere all’opera il suo idolo; il panettiere che ascolta alla radio come vanno le cose prima di recarsi sulla pista e vedere, per qualche secondo, il proprio beniamino.

Il rally è questo, amore e passione. Amore per un movimento che non ti porta gli introiti del calcio o di altri sport milionari ma ti permette, comunque, di vivere bene. Circondato da milioni di tifosi, ansimanti per una selfie o un autografo. Passione perché, anche i piloti, lo fanno per questo.

Riprova ne siano questi pazzi giocherelloni che si mettono alla guida di auto super veloci per percorsi asfaltati o meno, incuranti del pericolo e disposti a portare avanti la propria sfida contro la fortuna. Basta un sasso, una foratura, per uscire di strada e compromettere la corsa. Ma correre a tutta velocità, tra polveroni innalzati, traversi e un abitacolo che sfiora i 50 gradi, è tutt’altro. Un concentrato di amore e passione, appunto: la vera essenza dei rally.