Assodem, l’associazione di categoria degli autodemolitori che opera all’interno di FISE Unire/Confindustria, chiede l’introduzione dell’obbligo di far pervenire al Pra italiano le informazioni di avvenuta reimmatricolazione del veicolo nel paese di destinazione sottolineando l’elevato numero di radiazioni per esportazione di automobili: lo scorso anno oltre 700mila veicoli hanno varcato il confine.

Sempre Assodem rileva che dietro l’esplosione del fenomeno si nascondano vari profili di illegalità, dal punto di vista fiscale, di responsabilità civile e ambientale. Uno dei casi frequenti è quello della reimmatricolazione con targa estera: molte auto di lusso continuano a circolare sul territorio nazionale, evitando però il pagamento del superbollo, ostacolando la notifica delle multe celandosi anche dagli occhi del redditometro. Assodem sottolinea come delle auto radiate per esportazione in alcuni casi si perda qualsiasi controllo: spesso queste non vengono più immatricolate nel paese estero, alimentando mercati illegali di ricambi non autorizzati.

La richiesta di esportazione definitiva del veicolo all’estero può essere presentata prima che il veicolo sia trasferito e immatricolato all’estero o in un momento successivo, quando il veicolo è già stato trasferito e immatricolato (con nuove targhe straniere) nel paese straniero. A inoltrare l’istanza può essere anche un soggetto proprietario ma non intestatario del veicolo. “Il fatto che venga consentito di radiare prima di esportare dà luogo però a significative ricadute negative – spiega Anselmo Calò, Presidente Assodem – La cancellazione dell’auto dal registro, senza la contestuale iscrizione in un Pra estero, fa entrare il veicolo in una sorta di limbo. Da quel momento si interrompe l’obbligo del pagamento della tassa automobilistica. Così come viene meno la tutela di eventuali terzi danneggiati dalla circolazione del mezzo, che non ha più un intestatario”.

Altra casistica segnalata da Assodem riguarda lo smaltimento irregolare dei cosiddetti “end life vehicle“. Secondo le stime circa il 30-40% dei veicoli radiati per esportazioni non rientrano nella mobilità del paese di destinazione, ma finiscono per essere demoliti all’estero. Un’ulteriore pratica riscontrata dall’associazione vede invece effettuato il riciclaggio dei pezzi dai veicoli radiati per esportazione direttamente in Italia: le auto vengono smontate da personale straniero in centri non controllati  e i ricambi riutilizzabili sono successivamente esportati con fatturazioni non conformi.

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