Un’auto stradale la cui velocità massima è elettronicamente limitata a 375 Km/h (sì, trecentosettantacinque, non è un errore) sfugge ad ogni definizione. Molto si è detto, visto e scritto della Bugatti Veyron. Ma è sempre un bel dire, vedere e scrivere. L’occasione la fornisce il Qatar Motor Show, in corso a Doha in questi giorni. Al salone del Golfo Persico la casa francese dal cuore italiano e i muscoli tedeschi (Volkswagen) ha presentato una versione speciale di un modello intrinsecamente speciale: la Grand Sport Vitesse. E’ colorata in bianco e celeste, combinazione ispirata alla Type 37A del 1928 che vinse parecchi gran premi (e ora di proprietà del conduttore televisivo americano Jay Leno, noto appassionato di automobili).

I numeri fanno girare la testa. I tecnici Bugatti sono riusciti ad aggiungere 199 cavalli ad un veicolo (auto sembra non essere più una parola adeguata) che nella versione “base” ne aveva già 1.001. Ricordando che il motore della Veyron ha una capacità di 7.9 litri ed è frazionato su 16 cilindri, la potenza massima ammonta ora a 1.200 cavalli, erogati a 6.400 giri. La coppia massima ha valori non comprensibili dal cervello umano: 1.500 Newton/metri, disponibili da 3.000 a 5.000 giri. Questa misura infernale consente un’accelerazione 0-100 in 2″6. Molto, molto vicino ad una monoposto di Formula 1, stimata in 2 secondi. La velocità massima in pista, una volta sbloccati i dispositivi di limitazione, ammonta a 410 Km/h.

Questo aumento di potenza è stato ottenuto aumentando la dimensioni dei quattro turbocompressori (e ridisegnando tutta la trasmissione per poter scaricare a terra queste potenze impossibili). Pare che consumi anche meno. Perché questo è il motivo per cui uno stramiliardario compra una Bugatti: risparmiare benzina.