Cerco di essere chiaro fin da subito. Senza le automobili ci sarebbero dei grandi problemi per le casse dello Stato, quindi ostacolarne in ogni modo l’uso o addirittura pensare a città dove, per assurdo, girare solo in bicicletta è una pura, colossale sciocchezza, ma la situazione è questa.

Abbiamo già visto nelle scorse settimane come i carburanti rappresentino, in varie forme, una delle maggiori fonti di entrate per il Fisco e quanto la parte relativa alla tassazione ed alle accise gravi sul prezzo finale alla pompa. Ma non è finita perché il comparto auto, e di conseguenza gli automobilisti, hanno contribuito al bilancio 2012 del paese per 72,73 miliardi di euro, pari al 17% del totale delle entrate tributarie con una crescita del 3,8% rispetto al 2011.

Un prelievo forzoso in continuo aumento, che rappresenta il 4,4% del PIL contro una media europea del 3,3%. Come sempre quando c’è da prendere dei soldi ai contribuenti siamo ai primi posti. Lo rileva uno studio dell’Anfia, l’Associazione Nazionale Filiera Industriale automobilistica che comprende anche tutte le aziende della componentistica. Alcune sono dei veri fiori all’occhiello dell’Italia che lavora per quanto riguarda la tecnologia e la ricerca, impegnate a livello internazionale e non solo a rifornire il costruttore nazionale, tra l’altro uscito dalla Confindustria.

Guardando le singole voci del ciclo di vita “contributivo” dell’autoveicolo, l’81,8% è assorbito dalla tassazione per l’utilizzo che da sola vale 59,5 miliardi di euro sul totale con un + 6% dovuto principalmente agli aumenti registrati (a doppia cifra nel 2012) della benzina. Nonostante sia calata la percorrenza media di quasi 1000 km/anno per veicolo sono cresciuti i costi.

Al secondo posto troviamo i numeri per l’acquisto del veicolo, Iva e Ipt che pesano per il 9,4% pari a 6,87 miliardi, in forte contrazione (-13,7%) dovuta al crollo delle immatricolazioni. Il -19,8 dell’anno scorso ed il -10,8 del 2011del mercato auto hanno pesato parecchio.

Per ultima troviamo i contributi relativi al possesso con una quota del 8,7% e 6,35 miliardi a valore. È in pratica il bollo che è cresciuto, nonostante il calo delle vendite, del 7,2% arrivato in gran parte dal superbollo. Questo però ha avuto la conseguenza di provocare una contrazione del 35% delle vetture soggette a questa tassa. Oltre al danno, quindi, anche la beffa, perché chi ha potuto ha trovato una serie di scappatoie per non pagarlo, vedi leasing stranieri, radiazioni e reimmatricolazioni all’estero con mancati introiti per IVA e per il superbollo stesso.

Ci sono ancora alcuni aspetti interessanti che ci fanno vedere la voracità dello Stato.

Il primo è la riscossione dell’IPT, Imposta Provinciale di Trasferimento che nonostante il calo delle pratiche è cresciuta del 12,8% pari a 1,37 miliardi, che significa che le Province hanno applicato senza alcun problema una serie di aumenti. Il secondo è la voce su contravvenzioni e parcheggi che tocca 5,6 miliardi di euro (+4,7) dove ha inciso anche l’aumento percentuale dell’Iva.

Tutto questo è ancora più inaccettabile perché non si può non sottoscrivere la dichiarazione del Presidente Anfia Roberto Vavassori: “… non dimentichiamo che il Codice della Strada stabilisce che il 50% dei proventi delle multe incassate dagli enti locali venga utilizzato per migliorare la sicurezza, investendo il 25% nella manutenzione stradale, il 12,5% nella segnaletica e il 12,5% sui controlli stradali.

Non esiste, tuttavia, un sistema di verifica di questi investimenti che gli enti locali dovrebbero mettere annualmente a bilancio. Così a fronte di uno sforzo costante da parte dei produttori per accrescere gli standard di sicurezza dei veicoli e ridurre l’incidentalità e la mortalità sulle strade, purtroppo le infrastrutture stradali italiane risultano ancora al di sotto degli standard europei di sicurezza”.

Una situazione che è sotto gli occhi di tutti e che, finora, non ha mai trovato un correttivo.