La Porsche è ritornata a concorrere nella massima categoria delle gare di durata nella passata stagione, con l’innovativa 919 Hybrid. Adesso, dopo un anno d’esperienza nel difficile campionato WEC, acronimo di World Endurance Championship, e la partecipazione alla 24 Ore di Le Mans, è pronta per diventare protagonista.

Infatti, non è un mistero che l’evoluzione 2014 della 919 Hybrid ha condotto il Marchio teutonico a prestigiosi risultati, come la prima vittoria assoluta maturata nell’ultima gara della stagione, quella in Brasile, e a ben 6 podi su 8 gare. Così, se nel corso dell’anno passato era doveroso far compiere passi significativi alla complessa coupè ibrida, nel 2015 per lo squadrone Porsche è tempo di raccogliere i frutti di tutto questo lavoro di affinamento tecnico ed ambire alla vittoria nel WEC e nella mitica classica francese.

Infatti, per primeggiare anche nelle competizioni più impegnative come la 24 Ore di Le Mans appunto e la 24 Ore di Spa, in Belgio, la Casa teutonica getterà nella mischia una terza vettura affidata ad un equipaggio di cui farà parte anche il pilota di F1 Nico Hulkenberg.

Insomma, la classe LMP1 potrebbe avere una nuova dominatrice anche se l’Audi venderà cara la pelle, e la Toyota, dopo i progressi maturati lo scorso anno e la vittoria nel WEC, non sarà certo una squadra semplice da battere, soprattutto a Le Mans, dove cerca un trionfo storico.

Per questo la Porsche punta tutto su un progetto, quello della 919 Hybrid appunto, diverso da tutti gli altri, con un 4 cilindri da 2 litri sovralimentato, che lavora in sinergia con 2 sistemi di recupero dell’energia. La vettura presenta un interessante, e a dir poco singolare, metodologia di ricarica delle batterie agli ioni di litio: queste sono alimentate dal recupero dell’energia cinetica in frenata sull’asse anteriore, mentre al posteriore vengono ricaricate dal recupero del calore dei gas di scarico mediante un sistema di generatore a turbina decisamente originale.

Non rimane che attendere i test del 26 marzo sul circuito del Paul Ricard per capire se l’avveniristica sportiva tedesca è già in forma per transitare per prima sotto la bandiera a scacchi.