La Porsche, si sa, è famosa per i suoi successi nelle competizioni motoristiche, e nel 2015 ha arricchito ulteriormente la sua bacheca con la vittoria nel mondiale Endurance e nell’importantissima 24 Ore di Le Mans. Così, non bisogna sorprendersi se non ha particolare interesse per la la guida autonoma, quella che invece diversi costruttori stanno sperimentando, per lasciare libero il guidatore di dedicarsi ad altre attività.

Per ribadire questa posizione, il Ceo della Casa di Zuffenhausen, alias Oliver Blume, ha riferito, molto chiaramente, durante un’intervista ad un quotidiano tedesco, il Westfalen-Blatt, che chi ha intenzione di acquistare una Porsche, “vuole guidarla solo”. Ribadendo, qualora alla Apple non abbiano chiaro il messaggio che “l’iPhone appartiene alle tasche, non alla strada”.

Quindi, la Porsche non avrà altro coinvolgimento con il Colosso di Cupertino, che non sia quello relativo ad una piattaforma di supporto per l’utilizzo degli smartphone.

Detto questo, la Casa teutonica sta per evolvere i suoi prodotti, e, in particolare, sta lavorando per realizzare la prima 911 ibrida entro il 2018. Si tratterebbe di una variante plug-in, che assicurerebbe una percorrenza fino a 50 km in modalità EV, e dovrebbe avvicinare i clienti ad un’idea di sportiva ad impatto zero prima di lanciare la Mission E, totalmente elettrica e capace di erogare 600 CV per un’autonomia di ben 500 km.

Insomma, l’evoluzione fa parte della tradizione Porsche, ma la guida autonoma non rientra nei piani del Brand tedesco, fedele alla tradizione di Marchio che produce vetture tutte da guidare, siano esse SUV, berline, coupé o roadster.

D’altra parte, chi sceglie una Porsche lo fa anche per quel brivido che sa regalare al volante, per quella reattività e quel comportamento sincero tra le curve, dove esprime tutte le sue potenzialità. Per cui il ragionamento di Blume sarà apprezzato da tutti gli estimatori della Casa che porta la Cavallina di Stoccarda sullo stemma.