I costruttori generalisti sono quasi all’ordine del giorno nell’epoca attuale. Lo stesso non poteva essere detto all’inizio del secolo scorso. L’invenzione dell’auto era piuttosto recente e ancora i produttori dovevano comprendere le logiche congeniali per attirare la clientela. Brava la Peugeot a intuirlo con perspicacia nella sua Tipo 116.

OMAGGIO ALLA CLASSE OPERAIA – Il mercato, rimasto piuttosto inesplorato sotto molteplici prospettive, necessitava di realtà che, mosse da competenze ingegneristiche, disponevano delle credenziali per differenziarsi in vari segmenti. La Casa transalpina ripone fiducia nelle proprie opere e nel 1909 focalizza le proprie energie su una gamma formata da otto tipi differenti di veicoli, offrendo un largo ventaglio di potenze e carrozzerie. Target fino a quel punto snobbato dai ricchi capitalisti industriali, il marchio francese capisce che per poter realizzare uno sviluppo completo deve contare sulle classi operaie, desiderosi pure loro di fare affidamento su mezzi di trasporto veloci ed efficienti.

DIVERSE SFACCETTATURE – La prima gamma economica vede la nascita sotto la denominazione di Peugeot Tipo 116: è una vettura equipaggiata con il un nuovo motore FA da 2.212 cc, che sviluppa 12 CV di potenza. Viene offerta con due carrozzerie “scoperte” – la Phaéton e la Torpedo – ed è disponibile in tre versioni: Tipo 116 A, Tipo 116 B e Tipo 116 C che si differenziano per il cambio di velocità e il loro rapporto di trasmissione. Questo veicolo a prezzi contenuti, con una lunghezza minore ai 4 metri ed una larghezza di 1,61, raggiunge la velocità di 45 km/h per le versioni A e B, e di 60 km/h per la variante a rapporti più lunghi. La Tipo 116 costituisce per Peugeot un autentico successo commerciale, primo esemplare che riesce a superare la soglia di produzione di 500 pezzi. Pure sul suo lascito troveranno ispirazione le future creazioni.