La seconda rivoluzione industriale fa da apripista alla moderna concezione di società civile, dove l’automobile deve il suo sviluppo all’avveniristico progetto Peugeot con la Tipo 1.

LE PREMESSE – Grandi cambiamenti avvengono sul fronte della mobilità. La bicicletta riscontra imponente seguito, anche se non è un punto di arrivo, ma l’invito a proseguire. Il carro trainato da cavalli comincia a risultare arretrato in confronto alle moderne esigenze e, in un’epoca nella quale i progressi della motorizzazione sono evidenti, l’idea di posizionare un motore sul velocipede è la logica conseguenza. Per ragioni tecniche bisogna ovviamente superare le difficoltà di posizionare la meccanica: la bicicletta da motorizzare dovrà avere almeno tre o quattro ruote, sarà quindi un triciclo o quadriciclo.

INTUIZIONI CONCRETE - Armand Peugeot nel 1889 non ha ancora la soluzione, né ha identificato l’energia da utilizzare per il motore. A suo favore giocano la voglia di apprendere nuove tecniche e lo spirito temerario, ideale a sfidare le logiche di mercato. Attento alle innovazioni, è consapevole che gli ingegneri stanno lavorando su tre direzioni: il vapore, l’elettricità e il petrolio. La grande amicizia con il figlio di Amédée Bollée, specialista di caldaie a vapore, lo indirizza in quella direzione. Incontra però un altro ingegnere, Léon Serpollet, inventore di una caldaia a serpentina con un sistema di iniezione dell’acqua attraverso una pompa. È questa tecnologia ad accendere la lampadina nella mente di Armand, il quale la fa installare su un triciclo presso l’officina Serpollet a Parigi. Si tratta di un veicolo curioso, con due grandi ruote posteriori e una ruotina davanti, i due posti con strapuntino creano in pratica un veicolo 2+1. È la Peugeot Tipo 1, primo esperimento tecnico, ma non la prima automobile. Il prototipo presentato all’Esposizione Universale di Parigi è lontano dal suscitare l’interesse della stampa, ma non scoraggerà Armand Peugeot.