La storia di Peugeot nei rally è fatta di auto vincenti ma soprattutto di persone. Tra questi c’è sicuramente Paolo “Popi” Amati. Popi è un veterano del mondo automobilistico e dopo due decenni trascorsi sui campi di gara ora ricopre il ruolo di direttore sportivo di Peugeot Italia. Per la casa del Leone è stato anche navigatore ufficiale togliendosi parecchie soddisfazioni come nel 1986 quando nel campionato ERC fece bottino pieno nel Rally di Piancavallo, nel Rally Internazionale della Lana e quello di Limone-Piemonte. Vittorie maturate sulla storica Peugeot 205 T16 in coppia con Andrea Zanussi. Proprio in occasione di “Auto e Moto d’Epoca“, Peugeot ha celebrato il mito Turbo 16  nato esattamente trent’anni fa con la 205. L’occasione migliore per scambiare due chiacchiere con Popi.

Al Salone Auto e Moto d’Epoca, Peugeot ha celebrato trent’anni di Turbo 16. Cosa significa T16 per te? ​
Significa tutto. Significa che sono passati 30 anni dal mio inizio come professionista nel mondo dei rally, che ho avuto la fortuna di correre con quelle auto nel periodo in cui i rally erano seguiti da un tifo e da un numero di appassionati degni del calcio, che ho vissuto l’era dei “mostri” come erano soprannominate le GR. B per le loro prestazioni, ma significa che sono anche vecchio….

Eppure la tua carriera di navigatore ufficiale Peugeot Italia è stata ricca di soddisfazioni. Hai messo piede su una miriade di auto del Leone: tra le altre 205 T16, 309 GTI, 405 MI16, 106 XSI e S16. Quali ricordi hai? ​
Di sicuro i ricordi piu’ “adrenalici” sono quelli con la 205 T16 gr.B per la potenza della vettura, per i risultati ottenuti con Andrea Zanussi ma anche con la 106 XSI (un 1360cc da 8v e 140 CV) guidata dall’allora giovane Paolo Andreucci e ho un piacevolissimo flashback​: al rally del Salento arrivammo terzi assoluti, nessuno è mai riuscito da allora a salire sul podio di una gara valida per il CIR con un’auto così “piccola”.​

La Peugeot 205 T16 Evo 2 ricorda magnifiche stagioni nel mondo dei rally. Una grande scoperta e un progetto vincente che è passato alla storia. Come è stato possibile?
​In quegli anni la Federazione internazionale fece un regolamento per cui bastava produrre una piccola serie di 200 auto e poi si potevano omologare per i rally. Jean Todt era il direttore di Peugeot Sport e Andre De Cortanze fu incaricato del progetto della 205 T16. La 205 fu un enorme successo commerciale e la T16, grazie ad un’equipe di grandi tecnici, divenne quasi imbattibile vincendo due mondiali rally a metà anni ottanta, seguiti poi dalle vittorie alla Parigi-Dakar.​

Popi Amati e Andrea Zanussi

Popi Amati e Andrea Zanussi

La storia si è ripetuta con la Peugeot 208 T16. Spiegaci la ricetta per il successo con il titolo piloti arrivato subito alla prima stagione…Te lo aspettavi?
La 208 si chiama T16 e rispecchia alcune caratteristiche della 205 (4 ruote motrici, turbo) ma, per i regolamenti diversi, l’evoluzione dell’ elettronica, delle sospensioni e degli pneumatici, è sicuramente più “guidabile” rispetto alla sua antenata. Per quanto riguarda il titolo 2014 conoscendo la professionalità, l’esperienza e la passione di Paolo e Anna, di Fabrizio e Michele Fabbri e dei loro tecnici del team Racing Lions ​ho sempre creduto che fosse possibile vincere al primo anno di gare anche se impresa di sicuro non facile.

Da navigatore a direttore sportivo di Peugeot Italia. Quali consigli cerchi di dare alle tue squadre?
Servono pochi consigli quando hai equipaggi che hanno tanta esperienza come nel nostro caso. Ognuno nel team ha il proprio ruolo: l’importante è essere sempre concentrati, attenti, con la passione che fa parte del nostro DNA.

Popi Amati

Popi Amati

A proposito di DNA. Fai parte del DNA dell’automobilismo italiano ma come è cambiato il rally negli anni? 
E’ cambiato tantissimo per tanti fattori: negli anni della 205 T16 i rally erano molti meno ma molto più lunghi. Le assistenze si facevano prima e dopo ogni prova speciale e a volte anche nelle prove speciali avevano mezzi di assistenza in caso di forature o problemi vari. Ora vediamo gli equipaggi solo al parco assistenza, gli equipaggi fanno tutto da soli: percorrerono anche tre o quattro prove speciali con le stesse gomme intervenendo sulla vettura con i mezzi che hanno a bordo.​

La tua esperienza decennale potrebbe aiutare anche in federazione. Mai pensato a un ruolo di questo tipo?
​Non mi vorrebbero (sorride, ndr). Molte volte, purtroppo, è lo specchio della deprimente politica italiana dove interessi di “palazzo” non coincidono con il bene dello sport.

Hai qualche progetto definito per il futuro?
Prima o poi andare in pensione. Ma meglio poi finchè ho la fortuna di collaborare con un team di veri professionisti, competenti, appassionati. Cerchiamo di continuare a portare sul gradino più alto del podio il marchio Peugeot che tanto ha fatto e continua a fare per il nostro amato sport.

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