L’epoca di mezzo racchiusa nei 30 anni di vita delle Peugeot GTI comincia tecnicamente nel 1994, allorché la stupefacente 205 GTI 1.9 andò in pensione. I progettisti cominciarono quell’anno a lavorare sul modello che avrebbe dovuto rimpiazzare la 205. Un compito non facile, non solo perché l’antenata si avviava a superare i 5 milioni di unità prodotte (5,4 il bilancio finale); ma anche perché in quel periodo la concorrenza era spietata come non mai: Fiat Punto, Renault Clio e Ford Fiesta rastrellavano il mercato del segmento B. Dopo quattro anni di gestazione nel 1998 in casa Peugeot nacque quindi l’erede: la 206. Figlia del suo tempo, la nuova vettura puntava su morbidezza delle linee  e confortevolezza degli interni.

Così come per la 205, anche per trainare l’immagine del nuovo modello serviva una versione sportiva. Arriviamo dunque al 1999 ed ecco l’attesa Peugeot 206 GTI. Montava il motore della 406, un 2.0 aspirato a quattro cilindri e 16 valvole che erogava 138 cavalli, capace di spingere la massa di 1.083 Kg a 210 Km/h (la 205 1.9 arrivava a 203); la coppia di 190 Nm (164 sulla 205) permetteva un’accelerazione 0-100 in 8″2 (8″3 la 205). Parallelamente veniva presentata la quasi gemella 206 GT: era una versione in serie limitata da 4.000 esemplari per ottenere l’omologazione al mondiale rally. Montava lo stesso motore della GTI, ma la carrozzeria venne allungata per superare i 4 metri regolamentari (la 206 base arrivava a 3,82m). Da questa nacque il modello da corsa Peugeot 206 WRC, che vinse due titoli mondiali piloti con il finlandese Marcus Grönholm (2000 e 2002) e tre campionati marche (dal 2000 al 2002).

Analogamente alla 205, anche la 206 GTI sapeva andare forte e far divertire il guidatore; ma a differenza della cattivissima genitrice il suo “carattere” non era totalmente orientato alla prestazione. I tempi stavano già cambiando, l’auto doveva diventare sempre più “vivibile”. La 206 GTI quindi riprendeva dal modello base le doti di abitabilità, completezza di dotazioni e comfort. Poi bastava premere l’acceleratore e i cavalli selvaggi si scatenavano. Anche la 206 fu quindi una scommessa vinta per la Peugeot, poiché arrivò a vendere 6,5 milioni di unità, superando così la 205. L’ultimo esemplare uscì dalla fabbrica nel 2009.

Ma facciamo un passo indietro, perché nell’industria automobilistica contemporanea servono almeno 4-5 anni di preparazione prima d’introdurre sul mercato un nuovo modello. Siamo nel 2002. L’innovazione tecnologica nel campo delle dotazioni di sicurezza, insieme all’esigenza per i clienti di passare sempre più tempo in auto nelle città prossime al collasso viabilistico, rende necessario sviluppare vetture più pesanti e voluminose, anche nei segmenti delle utilitarie. Inoltre le normative sulle emissioni inquinanti diventano sempre più stringenti e i prezzi del carburante vedono un’impennata destinata a durare. Quindi i motori devono diventare più efficienti. Tra questi rigidi parametri viene presentata nel 2006 la Peugeot 207. Più lunga, più larga, più alta e più pesante: è una macchina degli anni Duemila.

Passa un anno ed ecco la Peugeot 207 GTI. Radicalmente diverso il motore, sviluppato in collaborazione con la BMW: il quattro cilindri conserva le 16 valvole, la cilindrata scende a 1.6, arrivano il turbo e l’iniezione diretta di benzina. La potenza sale a 175 cavalli. La massa a vuoto diventa di 1.250 Kg (gli 875 Kg della 205 GTI 1.9 sembrano di un altro pianeta). Velocità massima 220 Km/h; la coppia massima di 240 Nm fa scendere l’accelerazione 0-100 a 7″1. Impressionanti dotazioni di sicurezza ed equipaggiamenti notevolmente ricchi per una segmento B, la 207 GTI è tornata ad assumere un aspetto aggressivo, rispetto alla più “dolce” 206.

Da questa vettura è derivata la versione da rally, la Peugeot 207 S2000, che ha vinto per 5 anni consecutivi il campionato italiano, nel 2008 con Luca Rossetti e negli anni successivi con Paolo Andreucci. La Peugeot 207 GTI è uscita di produzione nel 2010. Ci vorranno tre anni di attesa per vedere la nuova Peugeot 208 GTI.