Dopo la ricorrenza, un anno fa, del modello 205, il 2014 ha visto la Peugeot celebrare i 30 anni delle versioni GTI, una sigla che per la casa francese è stata introdotta proprio su quella vettura. Nel mondo dei motori queste tre lettere hanno un significato che evoca prestazioni entusiasmanti, libertà di movimento ed evoluzione tecnologica.

La storia comincia nel 1961 in Italia, in un’epoca in cui l’automobile non era ancora diventata il nemico principale di certa politica e di un ben riconoscibile fanatismo. In quegli anni la velocità aveva ancora un significato, anche perché c’era molto più spazio, la congestione del traffico non aveva raggiunto i livelli insostenibili di oggi. Per chi poteva permetterselo, uno degli svaghi preferiti, da appassionati e non, era una bella gita su un’auto sportiva, su una vettura capace di andare forte ma non estrema, brillante ma abbastanza comoda anche per viaggi non brevissimi. Inoltre la ricerca motoristica stava avviandosi verso soluzioni sempre più sofisticate. Tra queste, l’introduzione dell’alimentazione tramite iniezione invece che attraverso un carburatore. Quindi prestazioni, doti da viaggiatrice ed iniezione: GTI, letteralmente “Gran Turismo Iniezione“. La prima vettura stradale al mondo con queste caratteristiche fu la Maserati 3500 GTI. Si dovette attendere il 1975 per vedere questa sigla su un modello di larga diffusione e piccole dimensioni; fu la Volkswagen Golf GTI.

E arriviamo in Francia, in casa Peugeot. Nel 1977, in un periodo di complesse difficoltà finanziarie, la marca del leone avviò il progetto di sostituzione della piccola berlinetta 104. La gestazione si concluse nel 1983: nacque la 205, il modello destinato a riportare in alto le sorti del gruppo francese. In 15 anni di produzione, avrebbe venduto ben 5,4 milioni di esemplari. Il modello base aveva già parecchie doti, ma niente come una versione spinta è in grado di regalare prestigio ad una vettura. Arriviamo dunque al 1984, trent’anni fa; arriva sul mercato la Peugeot 205 GTI.

La prima versione montava un 1.6 aspirato da 105 cavalli. Finalmente la sportività diventava qualcosa di popolare; il divertimento arrivava alla portata di quasi tutte le tasche. Andava forte, era leggera (850 Kg, un peso oggi impensabile) e aveva un assetto maledettamente sportivo. Ce n’era abbastanza per togliere il sonno alla concorrenza. Infatti le case rivali corsero al riparo un anno dopo, mettendo sul mercato Fiat Uno Turbo e Renault 5 GT Turbo. Ma non bastava. Nel 1986, oltre ad un aggiornamento che la portava a 115 cavalli, accanto alla 1.6 entrava di prepotenza sul mercato la versione 1.9 da 130 cavalli. Per un’auto di segmento B in quegli anni era difficile andare oltre senza uscire dal seminato (cioè prezzi ragionevoli).

Non va dimenticata la sorellona da corsa, che però in comune con la GTI aveva solo il nome numerico. La Peugeot 205 T16, versione progettata per partecipare al mondiale rally nel famigerato Gruppo B (quello con le Lancia 037 e Delta S4 e con le Audi Quattro): una belva a trazione integrale il cui motore 1.8 turbo in gara poteva arrivare a sviluppare anche 600 cavalli. Vinse il titolo mondiale nel 1985 e 1986 con i piloti finlandesi Timo Salonen e Juha Kankkunen. La versione stradale, chiaramente, era molto più “tranquilla”. I 200 esemplari costruiti per poter avere l’omologazione nel Gruppo B si fermavano a 200 cavalli.

Tornando sulla terra, la 205 GTI avrebbe continuato a trainare le vendite del modello da cui derivava fino al 1994, quando l’ultima 1.9 uscì dalla linea di produzione. La serie della 205 sarebbe rimasta in produzione fino al 1998 quando, dopo aver raggiunto i 5,4 milioni di unità vendute e meritarsi l’appellativo di “sacré numero” (numero sacro), andò in pensione per lasciare il posto alla Peugeot 206.