Insieme a diversi colleghi della stampa, martedì 22 luglio Leonardo.it ha avuto il privilegio di partecipare ai test drive con le auto ufficiali di Peugeot Italia che corrono il Campionato Italiano Rally: la 208 R2 di Stefano Albertini e la 208 T16 R5 del pluricampione italiano Paolo Andreucci. L’indimenticabile giornata ha visto i tester prendere confidenza con le auto sugli 1,7 km (da ripetere quattro volte) delle tortuose strade di Orzaglia, a pochi km da Castelnuovo Garfagnana (Lucca), terra natale di Andreucci e sede di una prova speciale del rally del Ciocco.

Dopo il briefing con i piloti e la prova della 208 R2 di Albertini (QUI IL TEST DRIVE COMPLETO) è stata la volta della nuova T16 R5 del sette volte campione italiano. Le differenze con la sorellina sono tante: non solo nel motore un 1600 turbo con quasi 100 cavalli in più (da 185 a 280 cavalli) ma anche nella coppia che passa da 119 a 400 Nm ed è disponibile fin dai regimi molto bassi (2500 g/min). Tradotto: si può diminuire l’uso del cambio tenendo più a lungo la stessa marcia e concentrandosi maggiormente sulla strada. Inoltre una coppia di questo tipo rappresenta un valido aiuto nel caso si dovesse sbagliare marcia e il motore dovesse ritrovarsi a corto di giri, un errore peraltro che può capitare più a un rookie che a uno specialista dei rally.

La grande differenza la fa poi la trazione integrale a quattro ruote motrici che, unita alle sospensioni pseudo Mac Pherson da gara e a una maggiore escursione di molle e ammortizzatori, incolla all’asfalto la vettura, equipaggiata con gomme di ben altro calibro (225x40x18) rispetto alla R2. Il peso della vettura è di circa due quintali superiore alla sorellina ma in marcia non si avverte minimamente e la sensazione è quella di avere a disposizione un’auto maggiormente bilanciata e che assorbe qualsiasi tipo di avvallamento. Lo sterzo, diretto ad assistenza idraulica, appare ancor più preciso della R2 grazie a un angolo di sterzata più contenuto che consente di impostare le traiettore con ancor più sicurezza.

La difficoltà maggiore della 208 R5 sta nell’abitacolo: entrarci è quasi un’impresa ingegneristica mentre rimanere nel sedile di Andreucci, studiato su misura per lui, è ancor più probitivo. Una volta seduti, oltre a non far spegnere la vettura, si può scegliere la mappatura della centralina da road (modalità trasferimento) a stage (modalità gara). Se si opta per stage preparatevi al rombo assordante della belva a quattro cilindri non appena sfiorate l’acceleratore. A sorpresa stavolta svolgono in pieno il loro compito i freni, grazie a dischi anteriori e posteriori maggiorati (355 mm rispetto ai 310 e 298 della R2) che permettono di cercare un po’ di più il limite della vettura. Sfida titanica.

Chi l’ha certamente trovato è Andreucci, colui che ha partecipato alla sviluppo e alla definizione della 208 T16. La velocità siderale con la quale sfreccia sulle strade di casa davanti ai suoi tifosi e amici (accorsi numerosi per l’occasione) è da brividi. Parlano i numeri e il giro con lui è solo rimandato. Ma forse, pensandoci bene, è quasi meglio così.

P.S. Un sentito ringraziamento a tutte le persone che hanno reso possibile il test drive in particolare ai meccanici e al Team Racing Lions. Senza il loro incessante lavoro e le loro preziose indicazioni non avremmo mai potuto rendervi partecipi di questa giornata.

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