Due giorni a stretto contatto con la Peugeot 208 R2 e a tu per tu col pluricampione italiano Paolo Andreucci, asso del rally nazionale. La redazione di Leonardo.it ha avuto l’opportunità di provare la vettura che la casa del leone ha sviluppato per i propri clienti sportivi. In una due giorni fra le tortuose strade che circondano la località di Castelnuovo Garfagnana (Lucca), i nostri collaboratori hanno avuto modo di rendersi conto delle notevoli potenzialità di questa piccola grande automobile, protagonista del campionato italiano rally e del trofeo Peugeot Competition.

Normalmente una vettura da rally ha poco a che spartire con l’ordinario guidatore di tutti i giorni, dal cui punto di vista derivano i test drive di Leonardo.it. Contorsioni per entrare nell’abitacolo scavalcando i tubolari laterali della cellula di protezione; effetto prigionia derivante dalle cinture da competizione e dal sedile non avvolgente, ma soffocante; visibilità ridotta al minimo indispensabile; forza estrema da esercitare sul pedale del freno per poter rallentare prima delle curve; botte da orbi all’altissima leva del cambio per riuscire ad inserire le marce, senza parlare dell’altrettanto alta leva del freno a mano; la poco gradevole impressione di vedere il precipizio troppo da vicino; reattività della vettura che non lascia il tempo per le incertezze: tutti fattori ai quali un pilota non fa nemmeno caso, ma che ad una persona normale lasciano intravedere i misteri di un mondo riservato a pochi.

Eppure guidare la Peugeot 208 R2 non è poi così traumatico come potrebbe sembrare. Ovviamente parliamo solo di tenerla in strada e divertirsi un po’: pilotarla per correre è esclusivamente cosa da professionisti. Il motore è un 1.6 aspirato da 186 cavalli a 7.800 giri, che deve spingere un peso di 1.030 Kg a vuoto, secondo le norme Fia. Cambio sequenziale a cinque marce con comando meccanico, trazione anteriore. Dopo una fase iniziale di assaggio, già si riusciva a controllarla con meno difficoltà (parole come “domarla” o “padroneggiarla” sono utilizzabili solo abbinate ad un vero pilota). Ma quando quasi ci si sentiva novelli eredi dei grandi campioni, arriva Andreucci. Sloggiamo e ci mettiamo al posto del navigatore, solitamente occupato da Anna Andreussi; i meccanici smontano il sedile e installano quello calibrato sulle misure del campione. Parte e va. Ci rendiamo subito conto, nel caso nutrissimo ancora dubbi, che guidare è una cosa, pilotare un’altra; correre è qualcosa di ancora più inafferrabile. “Ucci” ci dava dentro secondo il suo stile; tuttavia è tale la sua confidenza e padronanza del mezzo che, pur passando fortissimo a pochi centimetri dai burroni, mai abbiamo avuto la sensazione di essere in pericolo, mai abbiamo provato realmente paura. E’ l’effetto contagioso del grande professionista.

Qui sotto una gallery su questa inconsueta esperienza. Più in basso un video.