Nei giorni scorsi il Time ha pubblicato l’ormai tradizionale lista delle 100 persone più influenti al mondo. L’Italia esce di scena con i suoi due Mario, Draghi e Balotelli, ma a scalare la classifica e i vertici sono soprattutto le donne: tra loro spicca la presenza di Mary Barra (foto by Infophoto), prima donna al vertice della General Motors uno dei giganti dello strategico settore automotive e tradizionalmente maschilista. Dietro la più grande azienda americana del settore c’è infatti da metà gennaio, un ingegnere elettronico nato in Michigan la vigilia di Natale del 1961.

Il CEO della GM era tra le candidate alla posizione dopo aver raggiunto un ruolo di prestigio all’interno dell’azienda avendo la responsabilità dello sviluppo di tutti i veicoli, degli acquisti e dei rapporti con i fornitori. Mary, Makela all’anagrafe, è figlia di un ex dipendente della Pontiac (marchio del colosso GM) e ha studiato al General Motors Institute entrando in azienda a 18 anni ma non ha rinunciato agli studi ottenendo un MBA a Stanford nel 1990. Il suo profilo sul Time (“il top manager su un sedile che scotta”) è stato scritto da Lee Iacocca, manager statunitense di origini italiane e icona dell’industria automobilistica a stelle strisce essendo stato ex presidente di Chrysler e Ford.

L’avvio di Mary al vertice del colosso statunitense è stato tutt’altro che in discesa con la polemiche sui mancati richiami di alcune vetture con il blocchetto di accensione difettoso che avrebbe provocato (proprio a causa del richiao tardivo) 34 incidenti e diverse vittime. Di fronte a una Commissione del Congresso degli Stati Uniti, Barra ha ammesso candidamente le colpe dell’azienda: “Ci prenderemo tutte le responsabilità e faremo la cosa giusta. Questi errori ci aiuteranno ad essere migliori” ha detto per poi intervenire direttamente sulla struttura aziendale e andando a creare una posizione che tratta questi delicati aspetti e che fa riferimento direttamente a lei.

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