Compleanno numero 51 per Paolo Andreucci, l’asso toscano che vanta il maggior numero di titoli italiani rally: ben nove, di cui gli ultimi sei con Peugeot.

Nato a Castelnuovo Garfagnana (Lucca) il 21 aprile 1965, “Ucci” inizia la sua attività sportiva nel 1987 su una Renault 5 GT Turbo: nell’elenco iscritti figura come navigatore ma in realtà è lui a guidare. Corre di nascosto con l’auto della mamma sfruttando il vecchio regolamento dei rally in cui era consentito gareggiare anche con vetture di serie. Qualche anno prima, sempre da quelle parti, aveva conosciuto il suo idolo, il campione Dario Cerrato.

Il primo titolo arriva nel 2001 con la Ford Focus WRC e con l’ausilio della sua fedele navigatrice, la friulana Anna Andreussi, diventata poi inseparabile compagna in auto e nella vita. La coppia ha firmato imprese leggendarie: dal doppio titolo con la Fiat Punto S2000 (2003 e 2006) fino ai sei tricolori conquistati con il Leone. L’ultimo, con la Peugeot 208 T16 da lui sviluppata, arrivato nel 2015 con due gare di anticipo grazie all’ennesima stagione esaltante condita da quattro successi in otto gare (Sanremo, Targa Florio, San Marino, Friuli). Il palmares di Ucci è strabiliante: nove gli scudetti conquistati (gli stessi di Peugeot nel campionato costruttori) grazie a 48 vittorie nei rally con il record di successi (9) nella Targa Florio, che quest’anno festeggia il Centenario.

Per il 50esimo compleanno di Ucci, invece, Peugeot Italia gli ha regalato la partecipazione alla tappa mondiale del Rally di Sardegna, un ritorno in quel palcoscenico iridato già saggiato nel 1988 quando giunse ottavo in Portogallo sulla Delta Integrale a fianco di Carlo Cassina. Ottavo nel 1988 e ottavo 27 anni dopo ma secondo della categoria WRC2 con tanto di prime speciali sui tempi dei big mondiali, ulteriore conferma del valore assoluto di Andreucci che ha fatto le sue apparizioni nel WRC da wild card e solo nelle tappe nostrane soprattutto per mancanza di budget.

Talento, passione e una dieta molto rigida sono i segreti di Ucci che ora punta alla “Decima” e avrebbe potuto forse scrivere il suo nome anche nell’albo d’oro di sci alpino visto che ai tempi delle giovanili in Nazionale ha battuto in slalom un certo Alberto Tomba. Un infortunio al ginocchio lo ha poi costretto a virare sui motori. Decisamente una fortuna per l’Italia del rally che ha potuto sempre assistere in prima fila alle sue imprese. Negli scorsi mesi Andreucci ha fatto la controfigura di Stefano Accorsi sulla storica Peugeot 205 T16 in “Veloce come il vento”. Un titolo che gli calza a pennello.