Quando un paese entra in una fase di crisi e di recessione di solito c’è solo un settore che non risente della situazione negativa che si viene a creare, quello degli oggetti di lusso, in tutte le sue forme. Ce lo dicono la storia e i libri sulle teorie economiche perché chi ha la fortuna di avere grandi disponibilità personali difficilmente cambia abitudini e stili di vita, al massimo riduce un pochino l’ostentazione, a meno che…

A meno che qualcuno non pensi di colpire in maniera indiscriminata e senza alcuna logica economica, un settore o un aspetto particolare del sistema, esattamente quello che è successo con l’introduzione del “superbollo” per le auto di un certo tipo.

L’idea del Governo Monti sembrava semplice: far pagare una tassa pesante a chi possiede una vettura definita di lusso (foto by infophoto), attraverso il meccanismo della potenza del motore. Questo nuovo onere si va ad aggiungere al normale bollo, la tassa di proprietà, che si paga ogni anno e che si calcola in base ai CV. Colpisce tutte le auto con potenza superiore ai 185 kW/250 CV alle quali devono essere aggiunti altri 20 euro per ogni kW (1,36 CV) eccedente questa soglia.

Il risultato è stato un flop di dimensioni gigantesche, tanto che a fronte di una previsione d’incasso di 170 milioni di euro nelle casse dello Stato ne sono arrivati solo una sessantina. Un errore macroscopico che ha causato una serie di effetti perversi, primo tra tutti quello del crollo e del blocco delle vendite di supercar. Cosa che ha portato altre pesanti conseguenze negative come la perdita dell’ IVA connessa, la caduta delle entrate del bollo stesso e la riduzione dell’Ipt per le province (l’imposta per la trascrizione). Senza considerare i danni all’indotto, vedi concessionarie, officine per la manutenzione, assicurazioni e accessoristica varia. Soldi che lo Stato ha messo a bilancio e stiamone certi troverà il modo di recuperare a nostre spese…

In pratica è successo che la paura di vedersi considerati come degli evasori “a prescindere” con il rischio dei conseguenti controlli fiscali dai meccanismi abbastanza confusi e vessatori, ha portato molti possessori delle auto incriminate (SUV, auto sportive o esclusive) a privarsi in fretta del loro mezzo o rinunciare all’acquisto. Il percepito negativo ha giocato un ruolo davvero importante, anche perché disporre di una vettura che rientra in questa categoria espone seriamente il proprietario ad un controllo attraverso il redditometro.

Ben vengano, pertanto, i controlli, sull’efficacia dei quali, per altro, nutriamo seri dubbi, ma è evidente che sono puniti sempre coloro che pagano regolarmente le tasse e chi, magari anche attraverso sacrifici (per scelta e per passione), è riuscito a possedere l’auto dei suoi sogni o, infine, i collezionisti di auto d’epoca. A poco servono le riduzioni previste per il modelli con più di 5 anni di vita (sconto del 40% sul superbollo) o con più di 10 anni di anzianità, si deve pagare e basta.

Chi ha beneficiato di questa situazione, sono stati i commercianti stranieri che da tutta Europa si sono riversati in Italia per approfittare della forte offerta di auto sportive e di pregio con prezzi in continua discesa a causa del veloce deprezzamento.

In definitiva siamo in presenza di una tassa quanto mai inutile e dannosa perché non tiene minimamente conto del reale valore dell’auto usata e potenze vicine ai 300 CV sono facilmente raggiungibili con le nuove tecnologie e la sovralimentazione.

Un esempio su tutte: una Porsche Cayenne diesel ha un prezzo di listino che parte da 84.000 euro nella versione base e monta un motore di 184 kW (1 solo in meno del limite) e quindi non paga il superbollo. Una Porsche 911 del 2001 del valore come usato di circa 20.000 euro (per un esemplare in ottime condizioni) paga 198 Euro. Inaccettabile e anche stupido.

Un altro bel risultato è stato il diffondersi di auto con targa straniera che stanno circolando sulle nostre strade e nelle nostre città. Cosa che sarebbe positiva se fossero turisti in vacanza da noi, ma non tutti i possessori sono forestieri. Sono invece persone che hanno stipulato contratti di leasing o di noleggio con società tedesche, svizzere, rumene e bulgare, oppure che le hanno intestate a prestanome o peggio ancora a società di comodo domiciliate all’estero. Qui al danno si aggiunge, come sempre, la beffa perché diventa difficile rintracciare questi “furbetti” e reali evasori e ancora più complicato recapitare loro le contravvenzioni. In pratica se in autostrada vi supera a velocità sostenuta un’auto con targa straniera è sempre più probabile che sia in uso a un cittadino italiano sicuro di farla franca.

Ci voleva poco, in sostanza, per capire che, così organizzato, il “superbollo” non poteva funzionare e si è persa un’altra occasione per fare una legge che con altri parametri, vedi il valore del mezzo al momento dell’acquisto, poteva dare ben altri risultati. Senza la necessità di dover creare un clima di diffidenza tra Stato e cittadino con le minacce, non troppo velate, di evasione fiscale.

Un’ultima considerazione. È grazie anche alle auto di lusso e sportive che la tecnologia ha fatto progressi enormi anche nel campo della sicurezza sperimentando soluzioni che sono ormai comuni anche sulle piccole utilitarie. Un esempio è l’ESP, il controllo di stabilità obbligatorio a partire dal 2014 su tutte le vetture di nuova progettazione che è nato grazie agli studi Mercedes e Bosch fatti per l’ammiraglia Classe S a partire dagli anni Settanta.