La legge sull’omicidio stradale ottiene la fiducia al Senato e passa alla Camera in quarta lettura per l’approvazione, che dovrebbe finalmente essere quella definitiva. L’obiettivo del governo è arrivare entro fine settimana alla votazione conclusiva del ddl che potrebbe venire modificato con un maxiemendamento: il testo è infatti in discussione da oltre un anno e mezzo in Parlamento ma ha avuto uno sprint anche dopo l’incidente nel quale perse la vita nel giugno scorso Corazon ‘Corie’ Mendez, falciata da un’auto pirata.

“Le modifiche al testo approvato il 28 ottobre scorso alla Camera sono state modeste ma tecnicamente giustificabili – fa sapere l’ASAPS -. Ora però auspichiamo una calendarizzazione della discussione della legge per la seconda volta ancora alla Camera in tempi brevi, brevissimi. Non si faccia passare l’idea di un atteggiamento dilatorio del Parlamento. La fiducia posta del Governo ci conferma la chiara volontà dell’esecutivo, ma ora i margini di manovra sono finiti. La legge, dopo 4 anni dalla prima proposta delle associazioni Lorenzo Guarnieri, ASAPS e Gabriele Borgogni, deve essere approvata velocemente perché la strada sia più sicura e certamente più giusta!” 

Il testo uscito dalla Camera prevede che l’omicidio stradale diventi un reato a sé, graduato su tre varianti. Con le nuove regole chi uccide una persona guidando in stato di ebbrezza grave, con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi per litro, o sotto effetto di droghe, rischierà da 8 a 12 anni di carcere. Aumentano le pene se chi guida è ubriaco o drogato e se il conducente fugge dopo l’incidente scatta l’aumento di pena da un terzo a due terzi, che non potrà comunque essere inferiore a 5 anni per l’omicidio e a 3 anni per le lesioni. In caso di condanna o patteggiamento (anche con la condizionale) viene automaticamente revocata la patente e nuova licenza sarà conseguibile solo dopo 15 anni (omicidio) o 5 anni (lesioni) ma se il conducente è fuggito dopo l’omicidio stradale, dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca. Raddoppiati i termini di prescrizione e l’arresto obbligatorio in flagranza nel caso più grave (qui le principali novità).

A detta di molti, però, il testo rischia di non superare l’eventuale vaglio della Corte Costituzionale. Forza Italia aveva puntato il dito contro un provvedimento “che va contro la Costituzione e mette anche un neopatentato a rischio carcere per 18 anni” ma anche la maggioranza soprattutto con alcuni senatori-avvocati che non condividevano il regime sanzionatorio troppo severo del maxi emendamento. Tra i punti più critici e rivisiti del ddl, la disparità di trattamento tra il pirata della strada italiano e straniero.