Da un po’ di tempo è tornato di grande attualità il problema della modifica da apportare al Codice Penale introducendo il nuovo reato di “omicidio stradale”.

Si tratta di un cambiamento molto importante e quanto mai necessario per punire chi, alla guida di un’automobile in stato di ebbrezza o dopo aver assunto stupefacenti, provoca un incidente mortale.

Un problema evidentemente molto grave che ogni volta suscita accesi e giustificati dibattiti soprattutto per le pene ridotte che attualmente vengono comminate ai responsabili, che di solito, dal punto di vista strettamente penale, se la cavano con pochi giorni di carcere ed una sospensione della patente in quanto il reato viene considerato “omicidio colposo”, cioè privo di volontà e quindi di responsabilità diretta.
E questo anche quando chi l’ha provocato fugge dal luogo dell’incidente senza prestare soccorso. Entra in questo caso un’aggravante, ma niente di più.

Sulla spinta anche di un’opinione pubblica sempre più sensibile su questo problema il Ministro di Giustizia Anna Maria Cancellieri ha sottolineato la necessità di modificare la legge attuale per arginare un fenomeno che sta diventando una vera e proprio problema sociale. Solo nei primi 10 mesi del 2013 nel corso dei controlli della Polizia Stradale su oltre 1,5 milioni di infrazioni ci sono state 18.000 denunce per guida in stato di ebbrezza e più di 1000 sotto effetto di droga. Ed è chiaro che chi si mette alla guida in queste condizioni non può non rendersi conto di esporre se stesso e gli altri a gravi pericoli per i quali è giusto si assuma le relative responsabilità e non la semplice colpa.

Il Guardasigilli ha preso l’impegno di portare a termine la procedura entro la fine del mese di gennaio coinvolgendo nel lavoro anche il Ministero degli Interni collega per sveltire i tempi della discussione e dell’approvazione. L’obiettivo dei tecnici dei due dicasteri è quello di accelerare anche i tempi del processo e dei risarcimenti aumentando contemporaneamente le pene, fornendo alle forze dell’ordine strumenti di controllo e punitivi più adeguati.
La proposta di legge dovrebbe essere presentata, sempre che non ci siano degli imprevisti, in Consiglio del Ministri all’interno di un provvedimento più ampio che raccoglierà un pacchetto di norme sulla giustizia.

La nuova legge si fonda su diversi elementi che hanno come base una bozza che era stata preparata lo scorso anno e che si era persa all’interno delle commissioni.
Il punto principale è sulla sanzione amministrativa che prevede “l’ergastolo della patente” una revoca definitiva del permesso di guida per chi ha provocato incidenti mortali, senza più possibilità di riottenerla. Un deterrente sicuramente molto forte. Ma non sufficiente.

Dal punto di vista penale si partirebbe dall’omicidio colposo che viene utilizzato adesso, aumentando la pena ad un massimo di 10 anni, invece dei 2-3 applicati finora, basando il giudizio sullo stato psicofisico della persona. Pene maggiori sono poi previste anche per chi scappa dopo l’incidente e verrebbe introdotto l’arresto in flagranza di reato.

Si rendono inoltre necessarie nuove misure per lo svolgimento del processo con l’introduzione del rito in direttissima quando sono accertati i fatti con precisione o con il rito immediato quando servono ulteriori accertamenti.
A rendere però meno frequenti e meno gravi gli incidenti stradali servirebbe però non solo un aggravio delle pene, ma una più efficace politica sulla sicurezza partendo dalla prevenzione e cioè una maggiore presenza delle forze dell’ordine sulle strade ed un controllo severo sugli automobilisti (basta vedere quante auto circolano senza assicurazione) problema questo che si scontra con i continui tagli al bilancio.

Resta da chiarire infine anche la questione di come dovranno comportarsi le compagnie di assicurazione, che sono tra i sostenitori della nuova legge, nello stabilire il grado di responsabilità di chi provoca un incidente mortale in stato psicofisico alterato e quindi se sono o meno tenute ai dovuti risarcimenti. Problema di non facile soluzione per le molte valutazioni tecniche, scientifiche e giuridiche che comporta.

A supporto dell’iniziativa è partita una raccolta di firme che ha avuto come primo aderente il sindaco di Firenze Matteo Renzi oltre a diverse associazioni.

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