27 novembre 2016: Nico Rosberg campione del mondo. Il sogno del pilota tedesco della Mercedes è diventato realtà. Lo raccontava fin da bambino, ora finalmente si gode un titolo iridato sudato ma come non mai meritato. E che profuma un po’ d’Italia.

Esattamente 20 anni dopo Damon Hill che ha raccolto l’eredità del padre Graham, Nico ha emulato il padre Keke, iridato nel 1982 con una sola gara vinta nella stagione mondiale mentre a Nico i nove successi del 2016 hanno rischiato di non bastare. Perchè Hamilton ha vinto 10 GP ma ha messo in cascina meno punti pesanti del compagno, che ha iniziato la stagione con un poker micidiale. Un trionfo mondiale arrivato dopo una gara difficile con cui ha parcheggiato definitivamente quell’etichetta di eterno secondo che in molti gli avevano appiccicato sul casco. Certo per vincere il primo titolo mondiale ci ha messo 11 anni e 206 GP, più di qualsiasi altro campione del mondo in passato.

Primo tedesco a trionfare in F1 con un’auto tedesca, si è messo al volante dei kart dall’età di 10 anni, sette anni dopo altri grandi piloti come Michael Schumacher, Alonso, Hamilton e Vettel. Ha fatto il primo test nel circus a soli 17 anni, con la Williams di Montoya, ma ha debuttato in pianta stabile solo quattro anni più tardi e dopo aver vinto il Mondiale GP2, anticamera della Formula 1. Prima di trovare Hamilton, aveva sempre battuto tutti i compagni di squadra: Wurz, Nakajima e anche Schumacher nei primi tre anni di Mercedes, dal 2010 al 2012.

Papà finlandese e mamma tedesca, Nico è nato in Germania ma è cresciuto a Montecarlo e ha frequentato molto l’Italia, non per niente si sente molto vicino agli italiani per cultura ed educazione perchè i suoi amici arrivano tutti da lì, in gran parte conosciuti a scuola nel Principato di Monaco: “Mi erano piaciuti subito, per questo decisi di imparare l’italiano. Era l’unico modo per entrare in sintonia con loro. Altrimenti, se avessi continuato a parlare solo francese, tedesco, inglese e finlandese, sarei stato destinato alla solitudine” ha raccontato in un’intervista.

Oltre all’italiano parla altre cinque lingue: tedesco, inglese, francese, spagnolo e finlandese, cosa che probabilmente lo ha reso molto simpatico al pubblico. Certamente più di Hamilton, che si atteggia più a superstar mentre Nico fa emergere maggiormente educazione e gentilezza, e l’importanza della famiglia: “Dedico la vittoria a mia moglie ed a mia figlia per tutto il sostegno” ha detto Rosberg che ha conosciuto sua moglie proprio mentre era a Milano per motivi di studio. Dulcis in fundo insieme a tecnici, ingegneri e analisti, ha festeggiato cantando in italiano il celebre coro “Siamo campioni del mondo”, tormentone azzurro del Mondiale di Germania 2006.

Senza piloti italiani, banditi dalla F1 ormai da cinque anni, l’Italia si affidava alle origini di Massa (ormai ex), Ricciardo e dell’italiano di adozione Kvyat, “sacrificato” per far spazio in Red Bull al terribile Max Verstappen, altro figlio d’arte. Ora applaude il “milanese” Nico aspettando il ritorno della Ferrari sul gradino più altro del podio.