C’è un tesoro in Lombardia di cui si sono perse le tracce da troppo tempo. È il patrimonio del Museo Storico Alfa Romeo che è nascosto all’interno della sede di Arese. La collezione d’arte, perché di arte si deve parlare, è da anni chiusa al pubblico, e nessuno ha la possibilità di visitarla e di ammirare i pezzi che hanno fatto della casa del Biscione uno dei marchi più amati e famosi al mondo.
La causa è nella lite che vede su fronti opposti la Sovrintendenza dei Beni Culturali che su indicazione di alcune associazioni di appassionati ha posto il vincolo sull’intera collezione e sui locali che la ospitano e la Fiat proprietaria dell’intero impianto, oltre che del brand. Questo accadeva nel 2011 e l’immediata risposta da Torino è stata quella di chiudere le porte del Museo e presentare una serie di ricorsi al TAR.
La questione è spinosa perché l’area di Arese, attaccata a Milano e a due passi dall’autostrada dei Laghi, è interessata ad una vasta operazione di riqualificazione molto importante economicamente e di certo esposta a molti appetiti.
Da allora sono passati tre anni di niente, con il risultato di cui sopra: la sparizione di un vero e proprio “bene privato” che il pubblico ha diritto e chiede da tempo di rivedere.

Dopo infinite richieste in questo senso da parte anche di associazioni, appassionati e organi di stampa, recentemente a riaprire l’argomento ci ha pensato un interessante articolo di Laura Confalonieri, giornalista di Quattroruote, che ha intervistato il Governatore della Lombardia Roberto Maroni il quale sta facendo da mediatore tra le parti per cercare di riaprire al più presto la struttura.
La novità è che adesso tutti sembrano essere interessati al Museo, Fiat, Comune di Arese e Regione perché alle porte c’è l’Expo di Milano 2015.
Un’occasione davvero unica per intercettare il flusso di turisti che arriverà e che avrà un motivo di interesse in più, anche perché, tra l’altro, le aree dove si svolgerà la manifestazione mondiale sono vicinissime alla sede museale. Mancano però solo 500 giorni circa all’inaugurazione e quindi di tempo ce ne è davvero poco, molto meno di quanto non sembri.

C’è prima da risolvere una questione che Fiat reputa fondamentale cioè vendere ai collezionisti alcuni pezzi conservati al museo per reinvestire il ricavato nel progetto di restauro e rilancio che ha costi stimati in alcune decine di milioni di euro. Si dovrebbero in sostanza vendere i gioielli di famiglia, cosa sempre molto triste e dolorosa, sembra una di quelle storie di nobili decaduti, e su questo pare che la Sovrintendenza non intenda concedere il nullaosta.

Qui entra in gioco la Regione Lombardia che, coinvolgendo alcuni imprenditori locali disponibili a finanziare l’iniziativa, potrebbe creare una fondazione. Questa avrebbe il compito di gestire i musei della storia dell’industria lombarda (quindi anche quello dell’Alfa Romeo) acquistando i pezzi in vendita che resterebbero nella disponibilità del museo stesso.

Per il momento non ci rimane che vedere le gloriose vetture del Biscione sui mille libri che continuano a svelarne i segreti e a tenere vivi i ricordi degli innumerevoli appassionati. Libri come, per citarne almeno uno, quello di Gippo Salvetti “Alfavelate” che è riuscito a scendere anche nei sotterranei di Arese e a scoprire che vi sono abbandonate autentiche perle e rarità che davvero meritano di essere riportate alla luce.

Certo fa tristezza pensare che in Italia il costruttore nazionale non abbia ancora una propria sede dove raccogliere l’immenso patrimonio storico, tecnologico, di design e di cultura che ha accumulato negli anni cosa che all’estero viene tutelata con amore e impegno.
Basta infatti vedere cosa avviene per le case tedesche negli ultimi anni con le strutture di Stoccarda per Porsche (ha già raggiunto i 2 milioni di visitatori in meno di 5 anni) e Mercedes, BMW a Monaco, Audi a Ingolstad, o quanto fatto da PSA/Peugeot a Mulhouse. Tra l’altro, si producono utili e non costi per i marchi interessati.
In questi luoghi si respira un’aria diversa, dove si capisce perché l’auto è un fenomeno di cultura e non solo una scatola con le ruote e il motore che serve per trasportare persone e cose, dove la passione nasce e si mantiene viva.
Qualcosa da noi è stato fatto come il museo Ferrari-Maranello o il museo Lamborghini e ci sono diverse le strutture sul territorio che raccolgono vetture di grande interesse. Ma manca il minimo coordinamento ed una adeguata politica di valorizzazione.
L’occasione dell’EXPO e del progetto Regione Lombardia/investitoriprivati è un’opportunità preziosa da realizzare al più presto e non solo per ridare lustro ad un marchio il cui passato non merita di rimanere nascosto ancora a lungo sotto i teloni in un sotterraneo. Sarebbe troppo per noi appassionati.

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Qui il video del record al Nurbugring dell’Alfa Romeo 4C

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