I rumors giravano da tempo e alla domanda su che cosa sarebbe successo al Motorshow di Bologna si sentivano solo le più diverse ipotesi.

Il mistero è stato definitivamente chiuso nei giorni scorsi attraverso un comunicato su Facebook da parte della GL Events, la società francese che dal 2007 gestisce la manifestazione: “Cari tutti vi comunichiamo che la 38° edizione del Motor Show di Bologna è stata annullata”. Queste le poche parole che hanno chiuso i battenti su una manifestazione che negli anni ha portato davvero qualcosa di nuovo nel mondo delle grandi manifestazioni del mondo dell’auto

Quest’anno, quindi, la kermesse bolognese non si farà e difficilmente la rivedremo in futuro. È un’ulteriore segno di una crisi che ormai investe il settore dell’automobile in ogni comparto coinvolgendo sempre di più anche l’indotto e, se vogliamo, è  anche un’indicazione negativa di quale sia la situazione economica del nostro paese.

Tante le cause ma alla fine il risultato è uno solo, l’Italia uno dei grandi (ex) produttori di automobili ed una delle (disastrate) economie europee perde un evento che negli anni era stato punto di riferimento del comparto.

Tra le principali e forse la vera causa di questa decisione è la mancanza di adesioni da parte delle Case costruttrici che, complice un mercato sempre più stagnante ed  in calo preferiscono non spendere dei soldi in operazioni dalla difficile valutazione del ritorno economico specie sul piano pratico immediato. Quest’anno si supereranno a fatica i 1,3 milioni di veicoli venduti, pochi davvero e nemmeno un salone sarebbe riuscito a rianimare e a modificare in modo sostanziale la situazione.

Anche la data di certo non ha mai aiutato molto. La collocazione di dicembre a cavallo dei ponti di inizio mese, era perfetta per raccogliere il pubblico appassionato alle tante manifestazioni sportive e ad avere il meglio tra i piloti in circolazione che, liberi da impegni di campionato, erano disponibili a partecipare alle gare.

Ma per la presentazione delle novità di prodotto questa non era l’ideale, compressa tra le rassegne di Francoforte e Parigi in settembre/ottobre, quella nord-americana di Detroit di gennaio e la ben più importante Ginevra in marzo. Logico che le case preferissero portare le novità in manifestazioni più internazionali (Bologna di certo non può competere con queste città) e capaci di attirare una clientela interessata alle vetture di serie. Sì perché bisogna dirlo questo legame sport-prodotto non ha mai convinto del tutto i costruttori e la sede ha sempre avuto un posizionamento troppo italiano e provinciale.

Aggiungiamoci  poi che il gruppo Fiat ultimamente non ha amato molto il Motor Show e quando manca ad una rassegna il minimo appoggio da parte del costruttore nazionale allora la sorte è segnata. Però a questo punto bisognerebbe capire come mai le case straniere che in Italia controllano oltre il 70% delle vendite non abbiano preso una decisione a favore della kermesse.

Peccato perché la formula, con l’aggiunta non meno importante delle belle ragazze sugli stand, e di eventi sportivi e prove di modelli sui piazzali ha funzionato per tanti anni sin dal lontano 1976 quando gente come Agostini, Munari e Zodiaco inaugurarono la prima edizione del Motor Show. Il massimo del successo lo si deve al lavoro di Alfredo Cazzola che dal 1981 al 2007 ha tenuto le redini dell’evento che aveva saputo abbinare e legare i vari aspetti della passione automobilistica.

Un tema che è andato bene finché il mercato reggeva e quindi finché ci sono stati i soldi che adesso sono finiti.

Qualcuno parla anche sullo scarso interesse delle nuove al prodotto auto, soprattutto se legato allo sport e alle prestazioni pure. Ma non credo che sia finita la passione, solo che i il pubblico che continua ad amare l’auto, e in particolare i giovani,  di problemi ne hanno ben altri prima di avere la possibilità di comprare un’automobile.

Contemporaneamente alla fine del Motor Show sono ripartite le voci per legare una manifestazione dell’auto all’Expo 2015 di Milano. E’ particolarmente attiva in questa direzione la Compagnia dell’Automobile, un gruppo di giornalisti del settore che da tempo si adopera, con altre organizzazioni, a difendere e sostenere il mondo dell’auto in tutti i suoi aspetti, sociali, economici, sportivi e di passione. Si stanno anche muovendo alcuni organizzatori e cordate di interessati per tenere viva l’idea che un Salone italiano possa tornare ad essere un a realtà.