La pressione del Mondiale 2013 (che scatta domenica a Losail) sarà tutta su di lui. Ma negli anni Jorge Lorenzo è maturato molto e ha dimostrato di saper gestire situazioni complicate. Il campione del mondo è uno che manifesta sempre il suo pensiero ma al contempo ha imparato anche l’arte della diplomazia. Qualche anno fa, invece, il suo carattere era difficile: “Mi fingevo duro per mascherare le mie insicurezze e ci ho dovuto lavorare. Ho usato lo yoga, il teatro, i libri per imparare a comunicare, ad alimentarmi, a capirmi” spiega il pilota maiorchino in un’intervista a Sette, in edicola da venerdì.

Un deciso colpo alla sua carriera lo ha dato la morte di Marco Simoncelli: “Ho pensato di ritirarmi. La carriera è niente rispetto alla salute, alla vita. Poi ho pensato di continuare cambiando prospettiva: più prudente con un altro stile minimizzando il rischio. Da giovane sbagliavo. Ora un allarme interiore mi dice quando e dove limitarmi”. Lorenzo (foto by InfoPhoto) ha un rimpianto legato alla scomparsa di SIC: “Qualche gara prima che lui morisse litigammo: io l’ho aggredito verbalmente e lui era rimasto sulla difensiva. Non abbiamo mai chiarito. Avrei dovuto essere più calmo, dialettico, comprensivo”. 

Si parla ovviamente di Valentino Rossi: “E’ uno dei più grandi di sempre. In Ducati ha fallito, ma resta un campione e saremo un grande team”. Un accenno lo fa anche alla possibilità sfumata di correre con la Honda: “La Yamaha è una famiglia però sono sincero, le offerte economiche erano simili. Se fossero state molto diverse chissà…”. Por Fuera si rimprovera qualche difetto da motociclista: “La staccata, la guida sul bagnato e una certa impazienza”.

Nella vita di tutti i giorni la cosa peggiore è prendere l’aereo: “Ci vivo metà vita e non mi sono abituato. Passo il tempo a guardare l’espressione delle hostess per capire come va. Perchè? Non guido io e non ho il controllo. E’ allora che mi sento fragile”. Non riuscire a fare il passeggero. Un destino comune a tanti piloti.