Veder vincere un pilota italiano a Misano nel Gran Premio di San Marino (quando la nazionalità del Gran Premio conta davvero poco) non ha prezzo, se poi quel pilota è Valentino Rossi (foto: Tumblr) allora il sapore della vittoria assume un sapore davvero dolcissimo (QUI L’ORDINE D’ARRIVO). Già, perché forse qualcuno se l’era dimenticato – visto che l’ultimo trionfo di Rossi risale ad Assen dello scorso anno – ma quando Vale riesce a far rispettare la “Legge del Dottore”, allora diventa davvero dura lex per tutti, perché The Doctor sa fare malissimo. Valentino sa far sembrare facili anche le gare che facili non lo sono affatto come se Misano fosse il salottino di casa sua dove invita tutti quanti, amici, tifosi e piloti compresi e poi, come alla playstation, li batte tutti. Eppure anche una corsa solitaria come quella di Misano – e non gli accadeva da tempo – ha nascosto insidie grosse come la sua voglia di vincere. Innanzitutto quei primi tre giri al cardiopalma nei quali ha dovuto fare a sportellate con Marquez e superare Lorenzo (uno che a Misano ha vinto le ultime tre edizioni, non un pincopallo qualunque) prima di piazzarsi davanti con autorità. Poi, dopo la caduta di Marquez, ha dovuto spremere la sua Yamaha come un limone per non farsi raggiungere e riagguantare proprio da Lorenzo, sempre insidioso là dietro. Però Lorenzo ha pagato un po’ la scelta delle gomme dure all’anteriore, opzione che alla lunga invece di avvantaggiarlo lo ha penalizzato, quando invece Rossi con le medie se ne andava via come una viola verso il suo 81esimo successo in MotoGP.

Vale e Lorenzo hanno confermato dunque che le Yamaha (un trionfo totale per la casa giapponese che ha letteralmente dominato Misano conquistando la vittoria anche in Moto2 e Moto3) a Misano sono praticamente imbattibili, il tracciato romagnolo così caratteristicamente sinuoso è l’ideale per il bolide a due ruote nipponico. Dopo i due fenomeni c’è stato un gruppetto d’inseguitori che però non è mai riuscito a ripigliarli. Un trio a dir la verità più che un gruppo, ovvero: Pedrosa, Dovizioso e Iannone. Lo spagnolo non era veloce come i primi due di testa, ma aveva passo e Dovizioso con le morbide davanti ha faticato le proverbiali sette camicie a stargli dietro, ma alla fine si porta a casa un quarto posto difficile e importante. Anche Iannone, dal canto suo, ha condotto una gara esemplare e con la sua Ducati non ufficiale ha dimostrato di potere e sapere stare là davanti coi grandi, e per uno come lui non è affatto poco.

Lecito pensare, in definitiva, che per far sì che vinca un altro pilota che non sia Marquez, allo spagnolo terribile deve succedere qualcosa. Oggi a Misano effettivamente quel “qualcosa” è successo e la caduta seguita dallo sfortunato evento del ritardo nella riaccensione del motore ha oggettivamente compromesso la gara del campione di Cervera. Però l’errore c’è stato, se un pilota chiude troppo l’anteriore, poi finisce sull’asfalto e questa caduta riporta un po’ il MarcZiano sul pianeta Terra e ci dimostra che anche lui quando è sotto pressione può cedere e sbagliare, ma tutto il ragionamento fatto non intacca di una virgola la splendida prestazione di Valentino Rossi.

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