Dopo una prima sessione di studio Marc Marquez ha già imparato la lezione di Laguna Seca. Solo qualche attimo di timore manifestato sul cavatappi ma l’adattamento al tracciato è più che completato. Il suo 1’22″040 è il miglior tempo della seconda sessione di prove libere. Dietro di lui Stefan Bradl e Andrea Dovizioso completano a sorpresa le prime tre posizioni con il tedesco e l’italiano che accusano rispettivamente 229 e 244 millesimi di ritardo. Valentino Rossi è quarto a tre decimi, seguito da Cal Crutchlow mentre Jorge Lorenzo conquista un sesto posto che fa ben sperare, rispetto all’11esimo di Dani Pedrosa.

Il Red Bull Gran Prix è considerata la prova del nove per Marquez su un circuito che fino a giovedì aveva visto solo in cartolina. Ad Austin, tracciato nuovo per tutti su cui è stata fatta solo una sessione di test, il 20enne spagnolo ha sbaragliato la concorrenza centrando la prima vittoria e dimostrando di avere la stoffa del campione. Ma il fatto che potesse essere così costante già nella sua prima stagione con la RC2013V (sette podi in otto gare escluso il Mugello dove era tranquillamente secondo prima di scivolare) è qualcosa di incredibile. 

A Laguna Seca nessun esordiente ha mai vinto alla prima occasione ma nessuno può togliere Marquez dai papabili per la vittoria in California. Anzi, i bookmakers lo danno come favorito assoluto. E se vince anche qui, il Mondiale è prenotato. Ad aprile provavo ad analizzare pro e contro di Marquez nella corsa al titolo.  Ora i contro sono pochissimi. A parte un’eventuale improvvisa superiorità della Yamaha su tutte le prossime piste, l’unico tranello in cui può incappare il rookie della HRC – esclusi gli inconvenienti del mestiere - è la pressione psicologica da gestire fino a fine stagione. Una cosa che Marquez, simbolo della nuova generazione che non aspetta, sembra proprio non conoscere.

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