Arrivare in Giappone, per molte squadre motociclistiche, è stata una scelta coraggiosa.

Nonostante le rilevazioni effettuate dall’azienda italiana indipendente incaricata delle analisi, la preoccupazione dei team e delle famiglie è montata ugualmente.Tutti i piloti, i team e le loro famiglie, arrivati in Giappone, sanno di essere ad appena 120 chilometri di distanza dalla centrale nucleare di Fukushima che non è ancora stata messa in sicurezza. Per questo cercano di affrontare il Gran Premio con serenità, ma qualcuno non riesce proprio a stare in silenzio.

I più sensibili al tema delle radiazioni sono i piloti giapponesi. In una conferenza stampa parla dell’argomento Hiroshi Aoyama che ringrazia i colleghi e le altre squadre per essere intervenuti ugualmente sul circuito.

La tragedia del marzo scorso non è archiviata nemmeno per Shinichi Itoh che fa parte del team HRC. Per lui si tratta di un sogno che alimenta la speranza di vedere di nuovo il paese in cima alle destinazioni preferite dal Motomondiale.

Diversamente, la Repsol Honda ha sempre guardato di buon occhio il MotoGP di Motegi. Un po’ perché è proprietaria del circuito, un po’ perché questa casacca finanzia anche molti altri gran premi. Unico neo della squadra è Casey Stoner.

Non si è presentato nel paddock e la sua assenza è stata giustificata con un ritardo del volo. Ma qualcuno pensa alla paura delle radiazioni visto che sarà anche uno dei primi a volar via.