Questa volta la notizia relativa alla Ferrari estromette dalla cronaca le ambizioni di Massa e Alonso lasciando spazio al dolore per la perdita di Sergio Scaglietti.Non è detto che chi segua la Formula 1 debba necessariamente essere al corrente di tutte le persone che fanno parte dello staff della propria squadra del cuore o di quella degli avversari. Spesso soltanto in eventi “luttuosi” è richiamata alla memoria la professionalità di alcune persone.

È il caso di Sergio Scaglietti, novantadue anni, considerato il maestro d’ascia della Ferrari, morto il 20 novembre nella sua casa di Modena. Cos’ha reso celebre Scaglietti? Non c’è ombra di dubbio: la sua abilità nel lavorare l’alluminio, specie quello delle carrozzerie.

Quando ancora non esistevano dei macchinari adatti per compiere le azioni delicatissime di forgiatura dell’automobile, Scaglietti lavorava a mano alcuni esemplari storici della scuderia di Maranello, tra i quali rientrano la Ferrari 250 Gto, la Testa Rossa, la California, la Dino e la Daytona.

Non si tratta soltanto di un operaio al servizio del Cavallino. Qualcuno ricorsa Scaglietti come un vero e proprio artista che riusciva a tirar fuori da alcuni gusci di alluminio informi delle vetture da competizione senza paragoni.

Scaglietti ha iniziato la sua carriera a 13 anni, prima era frequente entrare così presto nel mondo del lavoro. E il suo mestiere era quello di carrozziere. Poi dal 1953 ha iniziato a collaborare con Enzo Ferrari e da lì è iniziata la sua ascesa.