Non ce l’ha fatta purtroppo Jules Bianchi che dopo 9 mesi di cure si è spento in seguito al lungo periodo di coma seguito al terribile incidente accaduto nel GP del Giappone a Suzuka dello scorso anno nel quale il pilota francese aveva riportato gravissime lesioni alla testa quando, uscendo di pista con la sua Marussia, aveva violentemente urtato la gru che stava rimuovendo l’auto di Sutil. Il comunicato è arrivato all’alba da parte della famiglia confermato dal team Manor.

Struggenti le brevi frasi del comunicato di papà e mamma Bianchi nel ricordo della giovane promessa della F1: “Jules ha combattuto fino all’ultimo, come ha sempre fatto, ma oggi la sua battaglia è giunta al termine. Il nostro dolore è immenso ed indescrivibile“. Bianchi aveva preso parte a 34 gare tra il 2013 e il 2014.

Destino tragicamente legato alle corse d’auto quello della famiglia Bianchi, di chiare origini italiane. Il prozio Lucien, fratello di Mario, il nonno di Jules, ha corso 17 GP di F.1 fra il 1960 e il 1968 riuscendo a vincere anche una 24 Ore di Le Mans nel 1968, corsa la classica francese che però gli sarà fatale poiché l’anno successivo ne provoca la morte durante le prove.

Dopo l’esordio sui kart e i successivi passaggi nelle monoposto, Jules Bianchi ha vinto nel 2009 il titolo Euro F3 ed è stato subito inserito nel programma giovani di Maranello della Ferrari Driver Academy. I primi test con la Ferrari risalgono al 2010, nel 2011 Bianchi fa registrare il terzo posto nel mondiale GP2, nel 2012 è terzo pilota della Force India guidando in diverse prove libere. Nel 2013 arriva l’ingaggio alla Marussia dove ha l’occasione di collocarsi sotto i riflettori della F1, come a Montecarlo 2014 dove riesce a giungere al 9° posto ottenendo i primi punti nella storia della Marussia. Poco dopo, a Silverstone, arriva anche il miglior piazzamento in qualifica dove è 12°.

Bianchi aveva per manager Nicolas Todt, il figlio del presidente della Fia e godeva della stima di Montezemolo tanto da essere tenuto sotto stretta osservazione da parte della scuderia Ferrari dai tempi nei quali era entrato nell’Academy di Maranello. Si parlava già di un probabile passaggio alla Sauber nel 2015 e da lì si sarebbero di certo aperti ampi spiragli per una prospettiva con la “rossa”. Rimaniamo invece tutti solo con un grande dispiacere per un’altra vita che se n’è andata.