Sei anni fa un tragico incidente in scooter (un pirata della strada) le fa perdere l’uso della gamba sinistra, amputata al femore. Oggi è nell’Olimpo dell’atletica paralimpica. Dai Mondiali di Lione Martina Caironi torna con due medaglie d’oro: salto in lungo e 100m T42, la sua specialità. Dove a Londra 2012 ha conquistato la medaglia più preziosa. Ma la solare 23enne bergamasca non si è accontentata dello sprint e ha voluto provare anche il salto in lungo. Vittoria, manco a dirlo, con un pazzesco salto di 4.25 m, nuovo record dei campionati. Questo però non è un punto di arrivo: “Sono soddisfatta, ma posso migliorare – ha detto alla Gazzetta – Il prossimo obiettivo? Scendere sotto i 15” nei 100 e andare oltre 4,50 m nel lungo. Adesso si fa sul serio”. 

La storia di Martina è di quelle che non si dimenticano un po’ come quella di Alex Zanardi: una vita segnata da adolescente ma ripresa in mano con coraggio da vendere. Gli amici e la famiglia sono la prima e più efficace stampella, e Martina si rimette presto in piedi superando un limite fisico e andandosi a riprendere una vita che era destinata alla pallavolo: “Non l’avrei mai mollata se non fosse stato per l’incidente - raccontava lo scorso anno -. Per due anni non ho potuto correre. Quando ho capito che non potevo più contenere questo mio bisogno, la fortuna mi è venuta incontro: ho scoperto per caso nei corridoi di Budrio, il centro Inail dove ho fatto la mia prima protesi, che c’erano campioni d’atletica. Dalle fotografie appese è infatti iniziata la reazione a catena che mi avrebbe spinto a diventare un’atleta paralimpica. Non ho scelto l’atletica, è stata lei a scegliere me in qualche modo”. 

Spesso è protagonista ad alcuni convegni sul tema della sicurezza. Sensibilizzare i giovani è fondamentale ma il problema sono gli adulti: “Se una persona è irresponsabile nella vita lo rimarrà anche per strada. Aumentare i controlli potrebbe essere una soluzione, ma non curerebbe le coscienze di chi, appena dietro l’angolo, schiaccia comunque l’acceleratore”. Una passione per Hendrix e Almodóvar, una vita a ritmo di musica, con un sorriso magnetico, l’aria scanzonata e la battuta sempre pronta. Il libro di Oscar Pistorius, Dream Runner, l’ha ispirata convincendola sempre di più a fare atletica. Una pellicola che definisce illuminante è Frida, incentrata sulla vita della pittrice messicana Frida Khalo, che diceva a tutti: “Che me ne faccio dei piedi, se ho due ali per volare?”.

Paolo Sperati su @Twitter @Facebook