IBM lo ha scritto in una sua recente campagna pubblicitaria: nel 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà inurbata e se quel tempo vi sembra lontano considerate che nel 2015 si stima vi saranno 22 megalopoli ovvero città con più di 10 milioni di abitanti. Questi scenari fanno riflettere su come domani la mobilità nei centri urbani di merci e persone dovrà modificarsi per soddisfare i restrittivi parametri sulla qualità dell’aria che le istituzioni hanno già deliberato e come localmente i Sindaci delle città più significative stiano promuovendo iniziative favorevoli alla mobilità elettrica, l’unica che permette ai veicoli di circolare senza emettere nulla mentre si muovono. Neppure un decibel di rumore. Sarà per questo o per dare nuovi impulsi ad una industria che ormai sembra aver perso capacità innovativa che molti costruttori sono pronti con nuovi modelli per conquistare la leadership di questa nicchia di mercato.
Benché le stime delle potenziali vendite a livello mondo siano molto oscillanti e vadano da un conservativo 3% all’ottimistico 27% evocato da McKinsey, i “car guys” sarebbero già contenti di un 10% nel 2020 che equivarrebbe ad un potenziale di 8 milioni di veicoli. Una discreta opportunità di business che richiede un approccio integrato tra costruttori di auto, politica e società di energia; tutto facile dunque? Per nulla. L’industry automobilistica non è riuscita a fare cartello per promuovere questa forma di mobilità sui tavoli decisionali ed ha lasciato spazio a singole iniziative che rischiano di essere esempi di buona volontà ma incapaci di dare un indirizzo strategico alle scelte che devono essere fatte a livello politico dei singoli Paesi, così ad esempio abbiamo Francia, Spagna, Germania virtuose insieme agli USA e l’Italia che guarda incapace di uno slancio decisionale che vada oltre gli orizzonti del motore termico.
Disegni di legge atti a promuovere lo sviluppo di questa nuova tecnologia hanno anche ricadute sul piano dello sviluppo per l’industria della meccatronica, infatti si stima che la mobilità elettrica ed ibrida possa generare un fatturato di 20 miliardi di euro nei prossimi 8 anni (fonte ANFIA), una manna per un comparto incapace di uscire dalle solite richieste di incentivi a pioggia che non stimolano l’industria a fare investimenti ma permettono solo di smaltire l’invenduto. Renault, Nissan, Mitsubishi, Peugeot ma anche Tesla e Fisker hanno dimostrato coraggio tecnologico nell’investire in questo nuovo sistema di trazione ma poco nel provare ad uscire da schemi tradizionali di concezione dei veicoli e di vendita. Solo la Twizy dimostra coraggio anticonformista, le altre proposte sono dei veicoli elettrici che vogliono imitare i termici nel design e nella funzionalità e nell’inseguire un modello di business ormai logoro. Peccato. Dopo 130 anni il mondo dell’automobile aspetta ancora il suo Steve Jobs.