Come si può far decollare la mobilità elettrica in Italia? Se ne è parlato a lungo durante gli Stati Generali a rEVolution – Electric Drive Days, evento gratuito e aperto al pubblico in corso presso la Pista e Centro di Guida Sicura ACI – Sara di Lainate (MI).

Tra convegni e workshop, è stata presentata la “Piattaforma d’Indirizzo Strategico per la Mobilità Elettrica in Italia” che sarà poi presa in carico dal Governo italiano per decidere quali misure attuare per lo sviluppo del settore dei veicoli elettrici. La “Carta” si pone l’obiettivo di “eliminare le attuali barriere allo sviluppo della mobilità elettrica in Italia, che può garantire sensibili benefici ambientali, sanitari ed energetici”. Un documento sottoscritto e firmato da AEEGSI (Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico), A2A, Enel, Hera e Class Onlus, e a cui aderiscono anche Assoelettrica, CEI CIVES (Commissione Italiana Veicoli Elettrici a Batteria, Ibridi e a Celle a combustibile) e Utilitalia.

Per diffondere la mobilità elettrica in Italia sono necessari nel breve periodo 4 macro-interventi che riguardano incentivi, infrastrutture, omologazione e norme che vi riassumiamo qui:

1) Agevolare economicamente l’acquisto dei veicoli elettrici

Sulla maggior parte dei modelli elettrici il costo è molto alto e sono necessari “strumenti di incentivazione economica che permettano di avvicinare il costo d’acquisto dei veicoli elettrici a quelli degli omologhi a combustione interna” anche perchè “gli incentivi previsti della legge 134 del 2012 non sono stati sufficienti a incrementare il mercato dei veicoli elettrici a causa soprattutto del fatto che il finanziamento è stato utilizzato principalmente da veicoli a GPL e metano”. P

- Previsione di una imposta agevolata all’acquisto dei veicoli elettrici inserendo tali veicoli nell’elenco dei beni e servizi soggetti ad aliquota agevolata del 10%
- Previsione di contributi economici a coloro che acquistano un veicolo elettrico. Al contributo statale deve corrispondere uno sconto di pari importo praticato dal venditore dei veicoli elettrici.
- Introduzione di un sistema di detrazione fiscale (Irpef/Ires) in analogia a quanto già effettuato per le ristrutturazioni edilizie e l’acquisto di grandi elettrodomestici (il 50%, ndr).
- Per le flotte, introduzione della possibilità di un “super ammortamento” per favorire la diffusione dei mezzi elettrici soprattutto negli ambiti in cui è più alta la percorrenza chilometrica annuale e dunque sono maggiori in termini di sostenibilità ambientale”.
Per il finanziamento degli incentivi si pensa anche a definire un meccanisco di tipo bonus-malus che penalizzi i veicoli più inquinanti.

2) Agevolare funzionalmente ed economicamente la realizzazione e l’esercizio dell’infrastruttura di ricarica

La diffusione della mobiltà elettrica in Italia non può prescindere dalla realizzazione di infrastrutture adeguate e capillari prevedendo “apposite misure per far sì che la realizzazione dell’infrastruttura di ricarica possa avvenire in tempi rapidi ed in maniera sostenibile”.

- Identificare possibili soluzioni per consentire tempi contenuti per la preventivazione e realizzazione della connessione dei sistemi di ricarica, soprattutto in Media Tensione.
- Stabilire tariffe agevolate per l’utilizzo di energia elettrica per la ricarica dei veicoli (senza aggravio di costi e oneri per gli operatori del sistema elettrico) sia in ambito pubblico che privato in particolare dove sia necessario un allaccio dedicato.
- Favorire interventi di recupero del patrimonio edilizio finalizzati allo sviluppo delle reti per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica e la realizzazione di programmi integrati di promozione dell’adeguamento tecnologico degli edifici esistenti e di nuova costruzione.

3) Coordinare un’infrastruttura efficace, funzionale e coerente su tutto il territorio

Per dare seguito a quanto previsto dal PNire (Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica, ndr) è opportuno prevedere accordi di programma su ambiti territoriali a carattere regionale o almeno con aggregazione di più Comuni, al fine di garantire una più omogenea pianificazione territoriale della rete dell’infrastruttura di ricarica e un’adeguata e ottimale copertura su tutti i Comuni favorendo nel contempo l’interoperabilità. E’ importante coinvolgere i Comuni, per esempio attraverso l’ANCI e le regioni attraverso la Conferenza Delle Regioni. In generale è necessario prevedere uno sviluppo armonico della rete in funzione dei luoghi urbani ed extraurbani e definire regole comuni sul territorio per evitare l’infrastrutturazione selvaggia e con caratteristiche non rispondenti ai reali bisogni” (Non a caso tra le ricerche ricorrenti su internet compare ”quale business per le infrastrutture“, ndr).

4) Stabilire strumenti regolatori e disposizioni tecnico-normative

Gestione della sosta presso i punti di ricarica: analogamente alla disposizione relativa agli spazi riservati alla sosta dei veicoli per carico e scarico delle merci è necessario un esplicito divieto di fermata negli spazi riservati alla sosta per i veicoli a trazione elettrica per veicoli non interessati alle operazioni di ricarica.

Stabilire un iter amministrativo uniforme su tutto il territorio nazionale per l’installazione delle infrastrutture di ricarica.

Applicazioni per lo scambio bidirezionale dell’energia fra autoveicolo e rete (Vehicle-to-Grid, V2G). Regolamentare e favorire l’utilizzo dei sistemi di accumulo a bordo auto per fornire servizi a beneficio del sistema elettrico o per ottimizzare la generazione e il consumo domestico in presenza di impianti di generazione da fonti rinnovabili non programmabili.

Ritiro, riutilizzo e smaltimento degli accumulatori presenti sui veicoli elettrici a fine vita utile per la trazione con lo scopo di ridurre il total cost of ownership per gli utilizzatori di veicoli elettrici. Supportare attività di ricerca, sviluppo e test di metodologie innovative e sostenibili per il riutilizzo delle batterie veicolari a fine vita del veicolo (applicazioni “second life”) o per il recupero e il riciclo dei materiali strategici (terre rare e metalli preziosi) presenti al loro interno.

La strada per la diffusione della mobilità elettrica in Italia è ancora lunga. Il parco auto a zero emissioni è fermo allo 0,1% dal 2013, anno in cui ha fatto segnare 874 immatricolazioni complessive, meno delle 1110 registrate nel 2014 e delle 1460 del 2015. Numeri ancora troppo bassi ma destinati a salire specie se progetti come quello di Enel andranno in porto. Il colosso dell’energia ha infatti annunciato che intende realizzare un’infrastruttura per l’auto elettrica su tutto il territorio nazionale. Per questo è in fase avanzata uno studio con il Politecnico di Milano per capire quante colonnine dovrebbero essere impiantate per dare la certezza di poter viaggiare in tutta Italia senza l’ansia di rimanere con l’auto scarica. I risultati saranno comunicati a giugno.