Michael Schumacher, un anno dopo. Sono trascorsi 365 giorni da quando la vita del sette volte campione del mondo di Formula 1 è stata sconvolta da un terribile incidente sugli sci. Il 29 dicembre 2013 Schumi finisce in coma dopo aver sbattuto la testa su una roccia in un fuoripista, a Meribel, in Alta Savoia. Il casco non è bastato a proteggerlo e da quel giorno è iniziata la quotidiana battaglia per tornare a svolgere una vita normale.

A inizio giugno Schumacher esce dal coma e viene trasferito dal reparto intensivo di neurochirurgia a quello riabilitativo dell’ospedale di Grenoble prima del trasferimento in una clinica specializzata nella riabilitazione a Losanna. Il 9 settembre la sua manager, Sabine Kehm, annuncia lo spostamento di Schumi nella sua casa di Gland, in Svizzera, dove un’equipe di 15 persone tra medici, infermieri e terapeuti segue la convalescenza dell’ex ferrarista. Dove soprattutto è circondato dall’affetto e dall’amore della famiglia, quello della moglie Corinna e dei suoi due figli, Mick e Gina Marie. La quotidiana terapia all’aperto per fargli sperimentare profumi, colori e sensazioni si unisce alla speranza di un recupero che non si è mai spenta e che viene alimentata dalle visite degli amici, in primis Jean Todt.

Giorgio Terruzzi, in un articolo apparso sul Corriere della Sera, ha rivelato proprio ieri che nella sua stanza Schumacher piange e si commuove quando sente i figli, la moglie o i suoi cani. Una versione confermata dall’ex pilota Philippe Streiff: “Schumacher non ha ancora ritrovato l’uso della parola e comunica con gli occhi. Comincia comunque a riconoscere i suoi cari, sua moglie e i figli, ma ha grossi problemi di memoria” ha detto al quotidiano francese ‘Le Figaro’. Durante questo anno gli amici, i colleghi ma sopratutto tutti i fan e gli appassionati gli hanno dedicato testimonianze d’affetto incredibili. Nessuno si è mai rassegnato e Michael Schumacher sta ancora lottando per la sua gara più importante.

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