Michael Schumacher, continua lotta. Il campione tedesco di Formula 1 è in coma ormai dal 29 dicembre del 2013 e, dopo 62 giorni, ancora non ci sono netti segnali di miglioramento. Certo, il 30 gennaio 2014 i medici decisero di ridurre gradualmente la sedazione e iniziare la fase di risveglio, ma ad oggi nessuno parla e nessuno riferisce.

Un silenzio che uccide, moralmente e psicologicamente. Uccide moralmente perché tutti speriamo che Schumacher possa risvegliarsi. Uccide psicologicamente in quanto nessuno può immaginare una Formula Uno senza lui, Schumi. Nato a Hermülheim il 3 gennaio 1969, è ad oggi il pilota di Formula 1 che ha vinto più titoli ed è, a buona ragione, considerato tra i più grandi campioni della Formula 1 e in generale dell’automobilismo di tutti i tempi. Ha conquistato 7 mondiali, due con la Benetton (1994 e 1995) e cinque consecutivi con la Ferrari (2000, 2001, 2002, 2003, 2004).

No, non si può nemmeno lontanamente immaginare che quanto avvenuto il 29 dicembre 2013 possa mettere fine alla vita di un pilota di così grande spessore e valore. A Meribel, località francese in Alta Savoia, erano le undici del mattino quando, durante una discesa con gli sci tra le piste Chamois e La Bichesulle, Schumi scivolava battendo violentemente la testa contro una roccia. Poi il ricovero d’urgenza al Centro Ospedaliero Universitario di Grenoble, l’operazione chirurgica per il grave trauma cranico subìto e il coma farmacologico. Da lì, come detto, il silenzio: un silenzio che uccide.

LEGGI ANCHE

Compleanno Michael Schumacher: un regalo fatto di preghiere e speranze

Michael Schumacher stato di salute: l’ex campione in fase di risveglio, c’è ottimismo

Michael Schumacher stato di salute: non sarebbe più in pericolo di vita