La Mercedes sta dominando la Formula 1 negli ultimi anni. Gli importanti investimenti fatti dalla casa di Stoccarda sono stati pienamente ottimamente ripagati non solo dai risultati ma anche in termini di visibilità. A dichiararlo è il boss del team Mercedes Toto Wolff: “Cifre alla mano nella stagione appena conclusa il gruppo ha guadagnato 3 miliardi di dollari in pubblicità, ossia quanto avremmo dovuto spendere in tv e stampa per ottenere un ritorno - ha detto in un’intervista al Tiroler Tageszeitung -. Anche per questo non faremo mai come BMW o Toyota che sono state nel Circus solo di passaggio. D’altronde le competizioni sono nel nostro DNA, così come la mission sarà sempre costruire auto sportive anche nei momenti più duri”.

Che le somme spese hanno fatto del bene all’azienda sembrano confermarlo anche i risultati visto che Mercedes ha festeggiato un nuovo record di vendite nel 2015: 1,872 milioni di auto con un incremento del 13,4% rispetto al 2014. Compreso il marchio Smart, la crescita annua della divisione Mercedes-Benz Cars è del 14,4% e quasi 2 milioni di unità vendute (1.990.909) dove spicca il risultato della Cina che con 373.459 auto (+32,6%) è ormai il primo mercato per il marchio tedesco.

Intanto tiene banco ancora il rifiuto di Mercedes (e Ferrari) a fornire i propri motori alla Red Bull per la stagione 2016 e Wolff, mentre festeggiava il 44esimo compleanno, ha risposto prontamente a Christian Horner, responsabile del team di Milton Keynes, che lo ha accusato di essere il vero artefice del rifiuto alla fornitura: “Degli altri non mi interessa, devo evitare che si facciano errori a danno della squadra e di chi ci lavora. Su questo non accetto compromessi”.

Un dietrofront che non è per niente andato giù alla scuderia anglo-austriaca dato che il patron Red Bull Dietrich Mateschitz aveva praticamente dato per concluso l’accordo dopo la stretta di mano con Niki Lauda, il presidente onorario della Mercedes. “Questo è un ambiente molto opportunista: il mio compito è proteggere il team e chi ci lavora evitando di incorrere in errori per pressioni politiche. So che spesso il compromesso è necessario per il quieto vivere. Ma se il risultato dovesse essere un danno per i ragazzi e le ragazze che lavorano nel team, allora preferisco non accettarli i compromessi. E mi va bene anche essere attaccato per questo. L’importante è che la squadra conosca le ragioni. Si opera per il bene del team”.