L’avvicinarsi della fine dell’anno rende sempre più definitive le previsioni e i bilanci diventano certezze. Purtroppo quelli che riguardano il mercato nazionale dell’auto sono negativi da tempo e le più rosee indicazioni danno per il 2013 una chiusura intorno al 1.295.000 immatricolazioni (qui i numeri alla fine del 3° trimestre). Per il 2014 il primo a fornire indicazioni è il Centro Studi Promotor secondo il quale le vendite potrebbero assestarsi vicino al 1.330.000 unità con una crescita contenuta del 2,7%, ma rimanendo di fatto ai valori degli anni ’70.

Secondo il relatore Gian Primo Quagliano “Con una crescita così modesta sul livello infimo del 2013, il 2014 sarà un altro anno di passione per il mercato dell’auto e per l’economia italiana”. Difficile dargli torto.

Il problema principale rimane quindi non tanto e non solo quello di vendere più automobili, ma quello di cambiare l’attuale situazione economica.
Per capire meglio basta confrontare tre dati nel periodo pre-crisi (2007) con quello attuale. Sono tre indicatori fondamentali della situazione di un paese, il pil, calato del 9,1%, la produzione industriale, scesa del 25,1% e la vendita di vetture, letteralmente dimezzata crollando del 48,1%.
Tanti i motivi di questo disastro, ma è facile capire che in una situazione di così forte incertezza sul futuro non si vede per quale motivo si debba affrontare una spesa importante, come quella relativa all’acquisto di un’auto e si rimanda così la decisione a tempi migliori.
Inoltre bisogna fare anche una seconda considerazione relativa all’età del parco circolante in Italia che, dopo le campagne rottamazione degli anni passati, si presenta come uno dei più giovani in Europa. Infatti le auto registrate dopo il 2000 sono il 71% del circolante mentre quelle dopo il 2005 sono il 41%; si tratta quindi di mezzi ancora performanti e tutto sommato aggiornati, anche a livello di emissioni.

Non tutti hanno però hanno rinunciato all’automobile, mezzo sempre fondamentale per la mobilità individuale stante anche le carenze evidenti del trasporto pubblico, nonostante si continui a parlare certamente a sproposito di de-motorizzazione. A fine ottobre il numero delle vetture circolanti si è ridotto solo di 135.000 unità, davvero poche se consideriamo che ce ne sono in giro circa 37 milioni, ovvero un calo dello 0,37%.

Un comparto economico, quello dell’Automotive, che ha bisogno urgente di cure, ma sembra proprio che la politica non sia interessata al problema e su questo incide non poco un altro elemento. Negli ultimi anni il nostro paese ha perso importanza a livello produttivo e i dati disponibili del 2012, sono davvero allarmanti. In Italia sono stati costruiti solo 396.817 veicoli e per rimanere all’interno della sola Europa, la Germania ne ha prodotti 5.388.456 (al salone di Detroit debutterà la nuova Mercedes Classe C), la Francia 1.682.814, la Gran Bretagna 1.464.906 e anche la Spagna ci ha distanziati con 1.539.680. In pratica sono pochi i posti di lavoro da tutelare visto che gli stabilimenti sono ormai davvero un numero esiguo.
Manca chiaramente una politica industriale del settore e dei trasporti in genere e il fatto che nessun marchio straniero investa da noi da tantissimi anni dovrebbe far riflettere.

Il nostro però è e resta un mercato importante e dalle grandi potenzialità e per ripartire andrebbero tolti i vari blocchi che ne hanno rallentato lo sviluppo; sarà però davvero difficile vedere qualcosa di positivo a breve. L’automobilista rimane un bancomat quanto mai prezioso perché protesta in modo blando e inascoltato e, regolarmente, paga quanto gli viene richiesto. Fino a quando?