Ogni nuova tecnologia ha bisogno di tempo per svilupparsi e diffondersi e ne serve ancora di più se questo comporta una rivoluzione nei comportamenti.
È il caso dell’auto elettrica (foto by infophoto) e della sua lenta, troppo lenta, diffusione in Italia.

La shopping list tra cui scegliere si sta allargando a nuovi modelli, ora ce ne sono già sette normalmente a listino e a breve altri ne arriveranno come si è visto nelle anche ai Saloni internazionali dove tutti i costruttori hanno proposto novità nel segmento.

L’ultimo arrivo è di questi giorni con la Renault Zoe che porta i concetti delle emissioni zero tra le city car compatte (lunga poco più di 4 metri), cioè in quello che in generale, è sicuramente l’habitat naturale e la destinazione d’uso più idonea per un’auto ad emissioni zero.

Ma l’auto elettrica piace agli italiani? E’ davvero un’alternativa concreta ad altri mezzi di trasporto individuali e per la famiglia? Se guardiamo i numeri sembrerebbe di no. Nel periodo gennaio-marzo 2013 i dati di vendita registrano infatti un totale di 77 vetture vendute (fonte Unrae), così ripartite:

34- Nissan Leaf
25- Smart fortwo
8 -Renault Fluence
6 -Peugeot Ion
2 -Tesla Roaster
1- Mitsubishi I-Miev
1- Citroen C-Zero

A queste vanno aggiunte anche 92 Twizy, il divertente quadriciclo, sempre di Renault, concorrente come prezzo dei maxi scooter e che lo scorso anno ha raggiunto ben 1600 unità consegnate, quindi qualcosa si muove.

Numeri davvero piccoli, addirittura insignificanti per incidere sul parco circolante, e tanto per dare un termine di paragone, l’ibrida più venduta, la Toyota Auris segna 1366 unità nello stesso periodo. Cosa che dimostra che invece l’auto ibrida, pur con tutte le difficoltà del caso, sta invece raccogliendo consensi crescenti.

I motivi sono diversi ma per l’auto elettrica è giusto concentrarsi sui principali e partire dal prezzo che, per motivi di produzione, di costi industriali e di vendita è superiore a quello di una vettura con motore termico.
Questo è dovuto all’elemento in gran parte fondamentale dell’auto, la batteria che se impiega il costoso litio, che incide pesantemente sul costo finale.

Nel resto d’Europa il problema della convenienza dell’acquisto di un’auto elettrica è stato affrontato nel modo più semplice, cioè con forti incentivi pubblici, come in Francia dove si arriva a 7.000 euro. Questo significa che, prendendo sempre come esempio la Zoe succede che in Italia viene proposta a 21.650 euro (a cui aggiungere 79 euro al mese per il noleggio delle batterie) mentre oltralpe il costo scende a 13.700, una bella differenza!

C’è poi da considerare il discorso dell’autonomia e qui entrano in gioco diversi fattori, alcuni psicologici. Attualmente le “zero emissioni” dichiarano percorrenze comprese tra i 150 ed i 200 km, secondo i cicli di omologazione che logicamente calano nella guida di tutti i giorni a seconda dello stile e dei servizi accessori (radio, condizionatore, navigatore, tergicristalli, riscaldamento) che si tengono attivi. Pochi, tanti? Sicuramente sufficienti se si percorre il tragitto casa-ufficio, ma non ancora per un viaggio a medio raggio senza il rischio di rimanere con le batterie scariche.

Il terzo punto è strettamente legato alle infrastrutture e questo è uno dei punti dolenti del nostro paese dove non esiste una vera e propria politica di sviluppo e tutto viene fatto in maniera fin troppo approssimativa. Perché di punti di ricarica nelle città ce ne sono veramente pochi ed incredibilmente uno solo su tutta la rete autostradale nazionale. Quanto alla possibilità di ricarica domestica la burocrazia è molto presente. Ciò non toglie che qualcosa si muove. Resta il fatto che ad ogni inaugurazione di qualche colonnina la presenza dei politici locali si spertichi in lodi e in affermazioni assurde con le quali ci spiegano come l’auto elettrica sia la “sola” soluzione per combattere l’inquinamento.

In realtà allo stato delle cose, come visto per gli incentivi, tutto l’impegno per spingere la diffusione dell’auto elettrica ricade sulle spalle delle case costruttrici, sui fornitori di elettricità e sui pochi volenterosi che fanno un atto di fede e le comprano.