In un precedente post abbiamo analizzato l’andamento del mercato auto europeo del mese di maggio concentrandoci su come sono andate le vendite nei singoli paesi.
Completiamo il rapporto esaminando come si sono comportati i vari Gruppi e le singole marche per cercare di capire se in questa situazione di crisi c’è qualcuno che sorride e chi ne soffre maggiormente .
Ricapitoliamo i numeri per averli sottomano: a maggio nella UE 27 + i paesi EFTA si sono vendute 1.083.430 vetture contro le 1.151.531 del 2012 con una perdita del 5,9%. Il consuntivo dei cinque mesi arriva a 5.261.272 veicoli con un calo del 6,8% sul totale rispetto alle 5.642.272 immatricolazione dello stesso periodo dell’anno scorso.

I segni positivi sono davvero pochi. Sorridono, infatti, solo Seat (unico marchio insieme a Porsche della galassia VW in aumento) che mette a segno un bel + 12,6 che significa 26.469 unità consegnate; segue Mercedes (foto by infophoto) con un + 2,6 (54.496 auto), per merito del successo della gamma compatta Classe A, Classe B e CLA, confermato seppur di poco (+0,5%) anche a livello di gruppo, insieme a Smart.

In Jaguar Land Rover entrambi i brand continuano la spinta aiutati dalle novità di prodotto tra le più richieste con le fuoristrada inglesi (Evoque e nuova Range Rover in particolare) a 8.470 consegne (+8%) mentre la casa di Coventry ne regista 2.223 (+14,6%).
Tra gli orientali sorprendente il risultato di Mazda che è stata capace di totalizzare un incredibile +29,8% e 11.401 unità, una percentuale più alta di quanto ha fatto Nissan al +5,7%, grazie a Qashqai e Juke con relativo incremento della produzione per mantenere i tempi di consegna in termini accettabili, arrivata a 35.000 veicoli; molto più contenuta la crescita di Hyundai che si deve accontentare di un + 0,4% e sembra aver un po’ esaurita la spinta dei mesi precedenti.

Per gli altri costruttori,chi più chi meno, la crisi non dà tregua e in particolare è forte la sofferenza delle case generaliste tutte in negativo e in doppia cifra a partire dal costruttore nazionale. Il Gruppo Fiat perde quasi il doppio dell’andamento del mercato con un –11% come consuntivo e solo 73.758 vetture vendute; continua la discesa anche a livello di quota ora al 6,8%. Si salva, se così si può dire, solo Fiat con un -6% ferma a 57.185 auto mentre gli altri tre marchi sono in caduta: Alfa Romeo -25,2%, Lancia -21,8% e Jeep -39,6%. Qui pesa il blocco della produzione dovuto a problemi di approvvigionamento a causa del fallimento di un fornitore degli interni, ma la crisi di prodotto è evidente, le novità tardano ad arrivare e il crollo delle vendite in Italia fa il resto.

Male anche i francesi nonostante le tante novità presentate negli ultimi mesi. PSA (Peugeot e Citroen) segna un -13,3 (117.928) e Renault -10,% (86.702) nonostante il contributo prezioso di Dacia capace di andare avanti con un positivo +16%.

Tra i tedeschi molte sfaccettature. Potrebbe sembrare incredibile, ma anche il gruppo VW soffre e perde un 2,8% fermandosi a 275.593 vetture; significa comunque che un’auto su 4 venduta in Europa è del Gruppo di Wolfsburg. Forte contrazione anche in General Motors (-11%) dove soffre più Chevrolet (-23,1%) di Opel (-8,4%), mentre resta praticamente ferma Ford sugli stessi numeri dell’anno scorso (-0,5%). Scendono anche BMW del 6,6%, Toyota del 5% e Kia del 3,2%.

Guardando ai singoli modelli è sempre la VW Golf a comandare la classifica delle più richieste di maggio con 40.695 unità davanti alla Ford Fiesta con 26.530 e alla new entry sul podio Peugeot 208 con 23.020. spostandosi di cinque mesi sono invariate le prime due posizioni rispettivamente con 196.097 e 127.675 pezzi mentre la terza piazza è della Renault Clio con 123.565. nessuna auto italiana è nella top ten nei due periodi presi in considerazione.
Fatta questa indigestione di numeri bisogna spostare l’attenzione su un livello diverso: quello produttivo e quello occupazionale. Di sicuro non si può obbligare la gente a cambiare automobile, ma la situazione sta diventando preoccupante con la maggior parte degli stabilimenti che viaggiano ben al di sotto del livello dei profitti e della reale capacità produttiva. Questo comporterà, purtroppo, una   serie di provvedimenti sulla riorganizzazione con nuove e dolorose chiusure che si andranno ad aggiungere a quelle già annunciate e programmate, alimentando ulteriormente la crisi economica, la disoccupazione con il costo aggiuntivo della crescita delle spese e degli ammortizzatori sociali. Nessuno, infatti, è in grado di prevedere quando questa finirà e se siamo davvero arrivati sul fondo per incominciare una lenta risalita. Gli analisti e i vertici delle Case non si sbilanciano, ma la luce in fondo al tunnel sembra essere ancora lontana. I più ottimisti parlano del 2016 per un inizio di ripresa, ma gli scettici si spingono fino al 2019.
Questa è la situazione in Europa; nel resto del Mondo le cose cambiano e, per fortuna, l’auto funziona ancora come prodotto appetibile e gli ultimi dati disponibili, relativi al primo quadrimestre, indicano un incremento del 4,4% grazie agli andamenti della Cina (sempre più “salva bilanci”) e degli Stati Uniti, paesi che stanno attirando molte risorse economiche per la produzione in loco. Anche di questo aspetto si dovrà tener conto.