Il 2012 verrà ricordato come l’anno orribile del mercato auto.

I numeri parlano chiaro e il 1.402.089 di unità vendute, con una perdita del 19,9% sul già magro 2011, ci fanno tornare indietro nel tempo, esattamente ai numeri del 1979.

Inoltre il nostro diventa il quarto mercato continentale per vendite, dietro a Germania, Gran Bretagna e Francia, paesi in cui la crisi economica ha colpito molto meno.

Ci sembra però interessante fare delle considerazioni su cosa è riuscito a fare il Gruppo Fiat (foto by InfoPhoto) che sta attraversando una fase caratterizzata dalla forte contrapposizione tra le due anime che compongono la sua galassia, con quella americana (vedi Chrysler e tutti gli altri marchi made in USA) in crescita e che produce utili e quella italiana o europea in una crisi profonda sia di modelli sia di ricavi.

Nel 2012 il costruttore nazionale ha venduto in Italia 415.288 vetture contro le 519.920 dell’anno precedente; poco conta, quindi, se la quota mercato (QM) è salita al 29,6% guadagnando un misero 0,2%, perdendo in pratica come l’intero mercato. Nonostante questo è riuscita a mettere quattro vetture nei primi  posti in classifica nell’ordine Panda, Punto, Lancia Ypsilon e 500 con la Ford Fiesta quinta e prima delle straniere.

Guardando i singoli marchi sono tutti in negativo e Fiat mantiene il primo posto nelle consegne con 295.000 veicoli (erano 363.000 nel 2011 pari ad un -18,86%) arrivando ad una QM del 20,9%.

Tra i modelli ben 118.000 sono Panda, che rimane la più venduta in assoluto in Italia, 80.000 Punto e 43.000 le 500, confermando il brand come leader nei segmenti A e B.

Si potrebbe dire “meno male che la Nuova Panda è arrivata” anche se, non per colpa sua, sta facendo meno di quanto previsto, mentre la Punto sta resistendo agli attacchi di una concorrenza molto più giovane (del ricambio se ne parlerà solo nel 2014) e la 500 va avanti anche come icona modaiola. Buono, comunque, l’andamento di Freemont e la partenza della 500L.

Gli altri marchi della famiglia sono anch’essi in rosso.

Il secondo per vendite è Lancia, il cui de profundis è stato già annunciato da Marchionne, con 71.418 pezzi da 85.559 (-16,5%). Se la Ypsilon regge (44.410 unità) facendo quello che può, sono gli altri modelli in listino a non funzionare. In pratica, l’operazione di rebranding delle Chrysler proprio non è piaciuta con Thema che non ha convinto insieme a Voyager. Discorso a parte per Delta che lotta in un segmento dove le case tedesche fanno quello che vogliono.

Alfa Romeo, per cui sono pronti i piani di rilancio e lo sbarco in America e della quale stiamo aspettando la sportivissima 4C, si  ferma a 42.174 (da 58.181 e – 27,5%).  Tutto dipende dall’andamento della Giulietta che da sola fa quasi 30.000 contratti ed è prima nel segmento C ma sono soddisfazioni da poco.

L’ultimo marchio presente è quello di Jeep, specializzato in SUV e fuoristrada. Le 6500 vetture possono sembrare poche, ma se consideriamo che la più venduta è il top di gamma Grand Cherokee, forse in questo caso più che i modelli è la sponsorizzazione della Juventus che ancora non ha prodotto risultati.

Sono dati da maneggiare con cura perché storicamente le fortune di Fiat si sono giocate su quanto si riusciva a fare in casa. La forte concentrazione delle vendite in Italia, infatti, ha sempre influito in maniera diretta non solo sugli utili ma anche sul futuro degli stabilimenti. Inoltre il mercato nazionale conferma la tendenza verso vetture più piccole per dimensione e cilindrate.

Quasi il 60% è fatto dai segmenti A e B, quelli dove si fanno i numeri, ma è difficile registrare guadagni come insegna la regola del “mini car, mini profit”. Nel territorio di caccia di Fiat, infatti, le novità sono solitamente premiate insieme al prezzo al quale sono proposte e per poche centinaia di euro si sceglie il modello più conveniente. Forse sarebbe il caso che invece di promozioni più o meno efficaci si mettesse mano decisamente a veri ribassi dei listini e arrivassero nuovi prodotti.