Marco Melandri ha il grande rammarico di non aver vinto un Mondiale in SBK nonostante avesse tutte le carte in regola per farcela. Nonostante un finale di stagione di alto livello, in cui ha vinto 6 manche (oltre a un secondo e un terzo posto) negli ultimi 7 round stagionali, l’iride è andato al suo compagno Sylvain Guintoli e “Macio” si è dovuto accontentare del quarto posto, lo stesso ottenuto nel 2013: Mi brucia tanto l’avere sprecato nel 2014 un Mondiale nel quale avevo tutto per vincere - ha detto il pilota ravennate in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport – . Ogni volta ho incontrato delle difficoltà che non mi hanno permesso di esprimere il mio potenziale. Da metà stagione potevo vincere ogni gara, l’Aprilia è cresciuta tanto, prima invece facevo fatica a finire sesto”.

E se il titolo lo vince il tuo compagno, diventa ancor più difficile digerirlo: “Finita l’ultima gara, non ho letto un giornale, non ho più riguardato nulla alla tv. Ho staccato la spina e non mi frega niente di quello che è stato”. Dopo 19 vittorie e 49 podi ottenuti in 102 gare di SBK, Melandri torna in MotoGP con la casa di Noale e il team di Fausto Gresini. Un progetto biennale che è stato difficile accettare: “Cominciare una stagione sapendo che lotti per vincere o al contrario che parti da zero, fa una grande differenza. Non c’è nulla che possa avvicinarsi all’adrenalina che ti dà il lottare per una vittoria. Ho provato a rispettare il disegno iniziale dell’Aprilia di restare due anni in Superbike per vincere il titolo. Il 2015 doveva essere l’anno giusto”.

Nonostante la fiducia nel progetto di Romano Albesiano, direttore tecnico Aprilia, Melandri non sprigiona grande ottimismo: “La moto è un ibrido tra la Superbike e la MotoGP. In Malesia, in teoria, dovremmo avere il motore definitivo a valvole pneumatiche, ma non so se la ciclistica sarà quella definitiva. Nei test (dove ha pagato circa 1″5 dal suo futuro compagno Alvaro Bautista, ndr) una grossa difficoltà sono state le gomme, ma credo che sia soprattutto la ciclistica non all’altezza della moto. La Superbike sicuramente era molto più bilanciata”. Ecco perchè un ritorno nelle derivate di serie non è da escludere: “Per il 2016 è tutto aperto, decideremo se correre in MotoGP o in Superbike”.

Il fatto che la casa italiana, anzichè debuttare nel 2016, abbia voluto anticipare i tempi ha indotto Marco Melandri a imporre una condizione: “In Aprilia sono consapevoli che il mio dubbio è legato all’avere alte motivazioni nel caso in cui dovessi far fatica. Io voglio lottare per vincere. E non sono sicuro che saremo pronti in due anni. Che saranno molto duri senza avere l’adrenalina per vincere. Siamo consapevoli che partiamo dietro. Sarà importante non perdere motivazioni e ho fiducia sotto questo aspetto. Mi aiuterà la forza della squadra. Non ho in testa dei risultati, ma se faremo passi avanti costanti allora sarò contento. Però di certo, a oggi, non possiamo dire che siamo pronti. Tra tre mesi spero di sì”.

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