Guardando la conferenza stampa congiunta in Ferrari di Marchionne e Montezemolo, i due parevano essere davvero amici. Ma era solo un’impressione. Siparietti, grasse risate e battute di spirito da ambo le parti che distoglievano l’attenzione dei presenti sul grande evento della successione in rosso. Tante frasi, spallatine, ammiccamenti e ricordi di una vita. Ma, pensadoci bene, solitamente colui che si dichiara grande amico non è lo stesso che ti accompagna alla porta, accelerando di botto la tua uscita. Montezemolo lo sa perfettamente e il suo orgoglio ha prevalso sulla rabbia di una decisione inevitabile (forse) ma ritenuta dal patron Ferrari sbagliata nei tempi e nei modi (agli amici aveva comunicato che avrebbe lasciato nel 2015 immaginandosi un’uscita graduale). Come dargli torto visto il rapido susseguirsi delle operazioni e i 14 titoli conquistati da presidente. Ma soprattutto la trasformazione di un’azienda che mandava operai in cassa integrazione in quella che oggi continua a segnare bilanci record dopo aver vinto in pista l’impossibile. Risultati sottolineati anche dai comunicati ufficiali.

LCDM ha salutato la Ferrari cercando di sorridere e scherzare con Marchionne. Avrebbe potuto sferrare un attacco dei suoi e iniziare un infuocato botta e risposta con il suo successore ma non lo ha fatto, saggiamente, mantenendo il sangue freddo, l’eleganza e l’aplomb con cui è conosciuto nel mondo. Non avrebbe avuto senso alzare i toni in quel momento, nel giorno del suo addio alla Ferrari. Ne è uscito certamente più vincente in questo modo. Abile la strategia di Maranello di convocare una conferenza congiunta in un momento tesissimo e far sembrare che tutto si sia svolto in un clima di grande convivialità. Una convivialità minata solo da qualche frecciatina. Quando Montezemolo sottolinea che è stato Enzo Ferrari a chiamarlo nel 1973: “Mi dice: avrei bisogno di un giovane come lei perché sono troppi anni che non vinciamo in Formula 1. Molti di più che dal 2008 a oggi” in riferimento alle dichiarazioni di Marchionne a Cernobbio. Come quando si parla dei consigli: “Luca me ne dà da quando lo conosco, dal tipo di macchina che devo guidare, consigli che ho seguito, al vestito da indossare, che non ho seguito, fino ad altri dettagli che non vi riferisco” ha detto Marchionne. Le divergenze vengono definite «incomprensioni» fino all’esplosione di Monza. Un botta e risposta che ha chiuso di fatto l’epopea di Montezemolo.

Ma dietro alla successione non c’è solo un discorso di risultati sportivi e il tanto decantato ricambio generazionale. Leo Turrini sul suo blog racconta di un autorevole dirigente concorrenziale a FCA che ha detto: “Quanto al rendimento della Formula Uno come causa della separazione se vi bevete questa mi sa che in Italia potete bervi qualunque cosa“. Alessandro Plateroti sul Sole 24 Ore parla di una spettacolarizzazione dei presunti cattivi rapporti fra Montezemolo e la famiglia Agnelli (proprietari della FIAT) dietro al quale c’è un “disegno industriale e finanziario di fondo” che emerge da questa operazione. Il controllo diretto di Ferrari assunto da Marchionne gli permetterà di decidere cosa fare della rossa in vista della quotazione a Wall Street: scorporare le azioni di una delle società FCA che va meglio o fare un titolo unico per il gruppo. Gli Agnelli potrebbero creare un nuovo titolo per la Ferrari mantenendone il controllo e cercando nuovi soci per la FCA. Obiettivo cercare di uscire dal mercato delle auto (intenzione della famiglia), senza essere accusati di aver svenduto la Ferrari. Per questo era importante preservare con delle piccole ipocrisie il delicato giocattolo della rossa che sarà il biglietto da visita di Elkann e Marchionne in America.

Da sottolineare che le diversità tra Marchionne e Montezemolo hanno radici nei caratteri diversi prima ancora che nei fatti. Marco Cobianchi su Panorama ha scritto la sua idea in modo chiarissimo: Sergio non sopporta Luca. Non lo ha mai potuto vedere perché Luca è esattamente il contrario di Sergio”. Dai vestiti all’esperienze fatte: “Luca che nella vita è diventato quello che è diventato grazie all’amicizia con l’Avvocato Agnelli, Sergio che è, orgogliosamente, figlio di un carabiniere abruzzese emigrato in Canada. Luca che è stato presidente della Confindustria, Sergio che è addirittura uscito da Confindustria; Luca che ha fatto di se stesso un’icona del made in Italy, Sergio che le 5 fabbriche italiane della Fiat non sa come liberarsene; Luca che voleva entrare in politica con la sua Italia Futura, Sergio che ha definito l’Italia ‘uno zoo’ perché tutti parlano, parlano, parlano”.

Aggiungendo che mai nella storia industriale italiana due caratteri così diversi sono stati costretti a convivere per così tanto tempo. Incompatibilità mascherata dagli sforzi reciproci specie di Marchionne, uno molto diretto e sovente ruvido nei rapporti umani. La non sopportazione giunta al culmine potrebbe spiegare i modo bruschi dell’addio, la necessità di sistemare al meglio le acque in casa Ferrari (come meglio crede Marchionne) prima della quotazione in Borsa di FCA è legata, invece, alla tempistica serrata.

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