Sembra placarsi la tempesta scatenata a luglio, quando una sentenza della Corte costituzionale aveva dichiarato illegittimo l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori dove parla della rappresentanza sindacale in fabbrica; trovandosi la Fiat a dover riammettere i delegati Fiom precedentemente estromessi e ridiscutere praticamente tutti gli accordi stipulati con le altre organizzazioni, Sergio Marchionne si era duramente lamentato sull’impossibilità di fare industria in Italia, provocando reazioni accese da parte del mondo politico.

Ma l’incontro tenuto il 4 settembre a Roma fra i vertici Fiat e le sigle sindacali  firmatarie del contratto collettivo con l’azienda torinese si conclude con un elemento positivo. Come afferma una nota congiunta da parte di azienda e sindacati, Marchionne (foto by InfoPhoto) comunica che “l’azienda darà inizio immediatamente al piano di investimenti necessario ad assicurare il futuro produttivo ed occupazionale dello stabilimento di Mirafiori; a questo fine sarà richiesta la proroga dell’attuale Cassa integrazione straordinaria”. La cassa attuale scadrà alla fine di settembre.

Secondo quanto ha poi aggiunto il segretario della Uil, Luigi Angeletti, si tratta della produzione di un Suv Maserati (che dovrebbe chiamarsi Levante) e di un altro modello di fascia alta. I lavori per l’aggiornamento dell’impianto cominceranno a breve. Si tratta di un investimento del valore di circa un miliardo di euro.

La contropartita chiesta dalla Fiat ai sindacati è la conferma degli accordi precedentemente stipulati. Per quanto riguarda Fiom e Cgil, le organizzazioni sindacali firmatarie “Esortano ancora una volta la Fiom-Cgil ad accettare le regole basilari della democrazia industriale, aderendo ad un contratto firmato dalle organizzazioni sindacali largamente maggioritarie in Fiat”.

L’obiettivo è quello di creare un polo produttivo del lusso a Torino, unificando completamente gli stabilimenti di Mirafiori e Grugliasco.