A pochi giorni dal suo insediamento Donald Trump ha voluto incontrare i tre big dell’industria automobilistica americana. La richiesta fatta a Sergio Marchionne e a Mary Barra e Mark Fields, rispettivamente numeri uno di General Motors e Motors Ford, è stata chiara: “è necessaria una forte spinta per costruire fabbriche negli Stati Uniti e creare nuovi posti di lavoro sul suolo americano”. Il neo Presidente degli Stati Uniti ha puntato il dito contro la politica ambientale voluta dall’amministrazione Obama, promettendo a Sergio Marchionne e ai sui “colleghi” regolamentazioni più permissive.

Il concetto di Trump è chiaro: investire negli Stati Uniti vorrà dire poter contare su una tassazione agevolata ma soprattutto non vedere applicati dazi fino al 35% sulle auto d’importazione. Marchionne ha confermato la volontà di lavorare con l’amministrazione Trump, ricordando gli investimenti fatti da FCA negli Usa dal 2009 (9,6 miliardi di dollari), capaci di generare 25 mila posti di lavoro. Anche Ford e General Motors hanno dichiarato la loro soddisfazione per l’incontro con Trump, vedendolo come una grande opportunità. Ora non resta che attendere le future mosse di Donald Trump in materia di dazi doganali e la revisione del Nafta, il trattato di libero scambio nordamericano. Sul fronte dei costruttori non sarà facile assecondare le richieste di Trump, soprattutto dopo i tanti investimenti fatti in paesi come il Messico.