Dopo una sfida che sembrava interminabile come nel film “I duellanti” di Ridley Scott, alla fine l’ha spuntata lui, Lewis Hamilton, re leone britannico di questo Campionato Mondiale di F1 targato 2014 (QUI L’ORDINE D’ARRIVO). È il trionfo nell’ultimo GP stagionale ad Abu Dhabi, regola o non regola del sistema di punteggio raddoppiato, a consacrarlo due volte campione mondiale dopo la prima conquista del titolo nel 2008. Due volte come Fanjo, Hill, Fittipaldi, Hakkinen, Alonso… e 33 vittorie conquistate in carriera (11 solo in questa, per lui, indimenticabile stagione. Sul tracciato di Abu Dhabi il britannico si è limitato ad amministrare lo strapotere della sua Mercedes W05 Hybrid andando dritto al traguardo fino alla fine dei 55 giri, tanto tolto Rosberg nessuno avrebbe potuto più prenderlo, gazzella leggiadra e fuggitiva oltre che predatore da gara.

Già, Nico Rosberg, rivale acerrimo di tutta una stagione, duellante indomito e pericoloso con quell’aria fintamente sorniona. Angelo biondo fuori e demone implacabile su pista. Onore alle armi a questo Rosberg che fino all’ultimo ha saputo tenere in bilico le sorti del Mondiale, amico prima e poi nemico col quale dover fare costantemente i conti. Era partito in pole position (QUI LE QUALIFICHE) promettendo fulmini e saette su un tracciato, quello di Yas Marina, molto in sintonia col britannico. Due tradimenti inattesi e per questo cocenti quelli della Mercedes oggi per il tedesco. Il primo alla partenza con la monoposto che pattina prima d’ingranare la seconda marcia e vede Hamilton sfilare già via. Il secondo, a metà gara, il motore (e chi l’avrebbe detto) che lo lascia senza potenza, proprio come era successo nel GP del Canada a Hamilton, a condannandolo alla fine al 14° posto. Onore però, tanto onore a questo Rosberg che nonostante l’ordine di ritiro da parte della scuderia vuole concludere la gara alla guida della sua tante volte gloriosa Freccia d’Argento. Onore di pilota che lo riscatta dalle scaramucce poco simpatiche d’inizio stagione, fino al GP di Monaco, che ci avevano fatto un po’ dubitare di lui. Onore e arrivederci al prossimo Mondiale, Nico.

Onore anche a chi ha tentato di rendere ancora più avvincente e spettacolare questo finale di stagione. Gara strepitosa da parte delle Williams che si confermano altamente competitive (gran bella realtà motoristica in prospettiva della prossima stagione) con Felipe Massa che per un soffio non riesce a togliere la gioia della vittoria a Hamilton, giungendo a una manciata di secondi dal britannico sul traguardo. Bene anche Bottas, ormai laureatosi pilota di serie A. Grandissima gara anche di Daniel Ricciardo, grande protagonista di stagione, che partito dalla pit-lane a causa dell’irregolarità Red Bull in merito all’utilizzo in qualifica dell’ala posteriore troppo flessibile, è giunto quarto dopo la bandiera a scacchi rendendosi protagonista di un duello appassionante con Vergne a metà gara. Delusione e rammarico invece per un mancato protagonista come Sebastian Vettel, partito come il compagno di scuderia Ricciardo dalla pit-lane per la medesima irregolarità, che partito da troppo lontano non è riuscito a incidere, nonostante avesse mostrato un ottimo passo gara in qualifica. Dimenticabile e da dimenticare invece il pomeriggio della Ferrari, che al contrario della Red Bull non ha attenuanti e costringe Fernando Alonso a salutare il pubblico e gli appassionati della Casa del cavallino rampante per quella che è stata la sua ultima volta con la Rossa con un anonimo nono posto, seguito da una lunghezza dal compagno Raikkonen.