L’evoluzione del programma «Formula Ferrari» avrà un paradosso: saranno assunte 250 nuove persone per produrre meno. Un concetto che ruota intorno al patrimonio della casa automobilistica, come lo ha definito Luca Cordero di Montezemolo ovvero tutti gli uomini e le donne impegnati a progettare, sviluppare e produrre le supercar più famose del mondo.

Nel 2013 a Maranello entreranno 250 nuovi addetti, con un incremento del 20% della forza lavoro, nonostante l’annuncio del presidente che la produzione calerà di 7.000 unità rispetto al 2012: “Vogliamo essere un’azienda che può dimostrare che, producendo e vendendo meno, è in grado di portare anche utili maggiori”. I risultati del primo quadrimestre sono incoraggianti: vendite +4%, ricavi +8%, trading profit +42% e utile netto +36,7%.

La fabbrica Ferrari assomiglia poco a uno stabilimento e più a una cittadella nella città. I viali interni dedicati al fondatore Enzo Ferrari e ai grandi piloti del passato, gli spazi verdi, la piazzetta e l’area ristoro: un progetto a misura d’uomo come dimostrano i 4 milioni ogni anno destinati a migliorare la qualità di vita e l’assistenza dei dipendenti. Un esempio virtuoso che si lega a temi come la sostenibilità e l’efficienza.

A tal proposito la produzione ha visto abbattere del 40% le emissioni di CO2 senza penalizzare le prestazioni delle auto. Una fabbrica che non vedrà mai produrre un SUV o un’auto elettrica di cui “l’Italia rappresenta meno del 5% delle vendite anche per colpa di dissennate scelte fiscali” ha detto Montezemolo.

Nessun piano di collocamento in Borsa e un sogno nel cassetto: “In tre anni 100 dei nostri 3mila collaboratori sono stati promossi capi, funzionari o dirigenti. Sono gli effetti della meritocrazia che premia i migliori, oltre a riconoscere un bonus annuale e uno triennale legato al raggiungimento degli obiettivi. La mia più grande soddisfazione è che, un giorno, uno dei miei operai possa sostituirmi”.