Dopo il decennio “nero” ecco che gli anni ’70 segnano il ritorno ai fasti di un tempo per Ducati. Nell’aprile del 1972, in occasione della 200 miglia di Imola, torna nel mondo delle corse con una 750 a distribuzione desmodronica e i 2 piloti Paul Smart e Bruno Spaggiari si classificano primo e secondo. Vista la bontà del progetto Ducati decide di proporre la moto anche al grande pubblico, dando così vita alla Super Sport.

Si passa così agli anni ’80, durante i quali la Ducati cambia nuovamente proprietà: nel 1983 infatti la Cagiva di Claudio e Gianfranco Castiglioni compra la Casa di Borgo Panigale e dece di portarla nel mondiale Superbike: è l’inizio di una favola che va avanti ancora oggi.
Nel 1988 Marco Lucchinelli corre in sella alla 851, nata dalla matita dell’Ing. Massimo Bordi, e ottiene 2 vittorie.

L’ultima decade del XX secolo si apre con il primo di una lunghissima serie di successi iridati: nel 1990 infatti il francese Raymond Roche vince il titolo mondiale SBK in sella alla Ducati 851. Nel 1991 la Casa di Borgo Panigale fa il bis con Doug Polen a bordo della 888 e si aggiudica anche il titolo costruttori, cosa poi ripetuta anche nel 1992. Fino al 1996 l’iride costruttori è di casa in quel di Borgo Panigale e salvo il 1997 (Honda) rimane da quelle parti fino al 2004.
Intanto la produzione di serie beneficia dei successi sportivi e nascono le 851 e 888 di serie, tutte naturalmente con distrubuzione desmodronica.
Nel 1993 nasce la Monster, considerata da tutti come il più grande successo commerciale di Ducati, cui segue l’altrettanto mitica 916 (“moto del secolo” secondo il Guggenheim di New York).

Ai successi sportivi e commerciali però non corrisponde purtroppo una tranquillità economica e i Castiglioni nel 1996 cedono Ducati al fondo d’investimento americano Texas Pacific Group. L’azienda si “trasforma” e diventa una realtà economica forte e solida, tanto da sbarcare (24 marzo 1999) nelle borse di Milano e New York.

Il nuovo millennio si apre come si era chiuso con la vittoria dell’iride costruttori in Superbike, mentre il titolo piloti va a Colin Edwards su Honda. Nel 2001 il titolo piloti SBK torna a Borgo Panigale grazie a Troy Bayliss e per quanto riguarda la parte commerciale si celebra il traguardo delle 100.000 Monster prodotte e la nuova Multistrada viene presentata al pubblico, mentre per vederla in strada bisogna attendere il 2003. Un anno prima è il turno dell’arrivo della 999, erede della 996, che conferma la Casa italiana al vertice della Superbike.

Nel 2003 poi avviene lo “sbarco” in MotoGP, dove Troy Bayliss e Loris Capirossi a cavallo della Desmosedici V4 stupiscono tutti conquistando una vittoria (Capirossi in Catalogna), due secondi posti, sei terzi posti, tre pole positions e il secondo posto nella classifica Costruttori. In SBK intanto continua il dominio delle rosse interrotto di tanto in tanto da Suzuki, Honda e Yamaha.

Col 2006 la Ducati torna finalmente in mani italiane grazie ad Andrea Bonomi e alla sua Investindustrial Holdings, che dona una nuova spinta economia all’azienda. Un anno dopo l’australiano Casey Stoner regala il titolo piloti in MotoGP e grazie anche all’apporto di Loris Capirossi Ducati porta a casa anche il mondiale costruttori.

Nel 2008, dopo 15 anni, la Monster 695 viene sostituita dalla nuova Monster 696, ben più leggera e potente dell’illustre antenata.
I successi in Superbike continuano i successi, mentre in MotoGP si registrano alcune vittorie in Gran Premi, mentre i titoli iridati languono.
Nel 2011 il matrimonio con Casey Stoner finisce e al suo posto arriva Valentino Rossi, a formare così un’accoppiata tutta italiana, cui però non segue il tanto bramato iride piloti.
Si arriva quindi a ieri, 18 aprile 2012, il giorno in cui Ducati passa nuovamente di mano ed entra a far parte del sempre più vasto universo Volkswagen con l’acquisizione da parte di Audi.
Ora sediamoci e vediamo cosa ci riserva il futuro.