Cinque domande per ventisette minuti di intervista. Un record. Uno dei tanti stabiliti da Alex Zanardi, un mito anche per la sua facilità di raccontare e di trasmettere le emozioni. In occasione della presentazione del progetto ‘Il robot e la carezza’ della Fondazione Vodafone Italia (QUI I DETTAGLI), Leonardo.it ha avuto l’onore di intervistare il grande campione bolognese, presidente della fondazione. E pensare che, prima di fargli qualche domanda, Zanardi stava accingendosi a mangiare un boccone. Invece la sua pizzetta è rimasta immobile, nella sua mano, per quasi mezz’ora.

Grazie all’iniziativa della fondazione, il Reparto di Neonatologia della Clinica Mangiagalli si è dotato di un sofisticato robot che assicura preparazioni farmacologiche più sicure liberando tempo e risorse per la cura dei neonati prematuri: “Mi ha colpito il silenzio di questo reparto – ha esordito Zanardi -. Noi, di solito, come genitori facciamo di tutto per far smettere di piangere i nostri figli. Qui, invece, fanno di tutto per farli iniziare a piangere. Mi auguro che quando questi bambini diventeranno grandi si ricordino di chi ha fatto di tutto per strappare loro il primo pianto. Questo progetto è importante per tante persone: non solo per i bambini ma anche per i genitori attaccati a un filo di speranza che cresce giorno dopo giorno. Una macchina che rende più efficiente il lavoro dell’uomo è una cosa bellissima che ha evidentemente a che fare con la passione. La passione ti spinge a cercare una soluzione per un problema che non ne ha ancora una. C’è un comune denominatore con un pilota di auto: una cosa in apparenza semplice, ma in realtà il come riesci a diventarlo è un qualcosa che passa attraverso la soluzione di tanti piccoli problemi quotidiani che trasformano il sogno in un obiettivo e l’obiettivo in un risultato. Qui hanno fatto la stessa cosa. E l’obiettivo, in questo caso, è un grandissimo risultato”.

Zanardi e il suo ruolo nella Fondazione Vodafone

Da circa un anno Zanardi è presidente della Fondazione Vodafone Italia, un ruolo che all’inizio sembrava non appartenergli: “Confesso che a volte volevo scappare perchè mi dicevo ‘Cosa ci sto a fare che il lavoro lo fate voi?’. Qui dentro sono quello che lavora meno ma ho la grandissima fortuna di aver incassato una quantità esagerata di affetto e stima grazie alle quali per me diventa molto più facile far accadere qualche cosa. Non venderei mai questa mia ‘capacità’ a qualcuno che non lo merita. Se sono qui sono convinto che Fondazione Vodafone abbia al suo servizio uomini e donne meravigliosi che lavorano con grande impegno e che sento di rappresentare con orgoglio. Hanno scelto me perchè pensano che possa dare più credibilità alla Fondazione. Spero che la mia presenza possa servire per rafforzare le azioni o creare nuove idee e nuovi percorsi per portare a casa altri risultati. Spesso si sente parlare di grandi proclami e grandi iniziative ma i risultati non sono all’altezza delle aspettative. La Fondazione può offrire un contributo tecnologico che spesso aiuta, e un progetto fantasioso e ambizioso può diventare tecnicamente fattibile”. 

Lo sport fondamentale per i diversamente abili

Tra i tanti progetti di Fondazione Vodafone non ce n’è uno migliore degli altri perchè “come diceva Enzo Ferrari la migliore Ferrari  è quella che dev’essere ancora costruita“. Certamente, con Zanardi come uomo simbolo, tra gli obiettivi c’è quello di favorire l’accesso allo sport delle persone diversamente abili: “Crescere in un ambiente quasi sempre sano come quello del mondo dello sport è fondamentale per un ragazzo. Io mi sono ritrovato a dover fare i conti con una disabilità e ad aprire gli occhi sullo sport per le persone diversamente abili. Al nostro Paese conviene davvero spingere queste persone a fare sport. Una persona che tende a muoversi poco rappresenta un costo importante per il sistema mentre un disabile che fa sport ha un’aspettativa di vita decisamente migliore. Inoltre le visite per l’idoneità alla pratica sportiva agonistica sono gratis in molte regioni. E’ un modo di supportare queste persone. Con Fondazione Vodafone siamo studiando dei sistemi per stimolare questi ragazzi a fare sport”. 

Le difficoltà queste sconosciute

Ex pilota di Formula 1, campione di handbike, attuale pilota di auto nel 2014 Blancpain GT Sprint, la nuova FIA GT, dopo essere passato dal WTCC. Ma anche presidente della Fondazione Vodafone e conduttore di “Sfide” (dopo “E se domani”) nonchè doppiatore nel film d’animazione Cars-Motori ruggenti. Nonostante le numerose trasformazioni e i diversi ruoli assunti, per Zanardi la parola difficoltà resta sconosciuta:Non ci sono difficoltà. Le difficoltà ci sono quando nella realtà fai una cosa che non hai voglia di fare. Io invece sono un uomo molto fortunato che quotidianamente ha mille offerte di partecipare a tanti progetti molto eccitanti. Anzi, sono chiamato a fare delle scelte ma ho la grandissima fortuna di fare tante cose che mi piacciono e forse per questo mi riescono abbastanza bene o quanto meno provo a farle al meglio delle mie capacità. Io non sono salito su un handbike perchè volevo vincere delle medaglie olimpiche, ma ho vinto delle medaglie olimpiche perchè volevo salire su un handbike. Quando esco al pomeriggio per allenarmi non è un sacrificio per poter competere. Io competo perchè mi diverto come un matto ad allenarmi e godo nella competizione”. 

Ironman, nulla di eroico per Zanardi

Nell’ultima competizione, il 48enne bolognese è diventato ufficialmente un Ironman (QUI LA SUA IMPRESA): “Quando mi sono iscritto ho detto ‘Penso di farcela a finire la gara. Qualcuno mi guardava pensando che fossi un folle sognatore che non aveva idea di cosa fosse l’Ironman. Per chi ama il triathlon la gara di Kona è come il Santo Graal e va guardata con rispetto. Il fatto di dire ‘Non ho mai fatto un triathlon, vado a Kona e sto sotto le 10 ore’ sembrava voler banalizzare una cosa maledettamente difficile che richiede un impegno folle. Sembrava davvero una sparata la mia. Affrontare questa distanza senza le gambe impone qualche complicazione ma anche sconti notevoli: la maratona è un evento contro natura e farla dopo 4 km di nuoto e 180 di bici è follia mentre per me su una carrozzina olimpica diventa la parte più facile della gara. Questo toglie i connotati dell’impresa e non c’è nulla di eroico visto che ci sono altri atleti diversamente abili che questa distanza l’hanno già coperta. Certo per quelle condizioni sono andato decisamente forte ma voglio tornarci e provare a migliorare quel tempo”. 

Il futuro, Rio 2016 e nuove sfide

Nel futuro di Zanardi non ci sarà il Blancpain GT Sprint ma a lasciare il volante non ci pensa nemmeno: “Il Blancpain è un campionato difficile e incredibilmente competitivo. Il format non ci favorisce e le mie capacità credo si esaltino in altri tipi di gara ma continuerò a correre con BMW, stiamo ancora valutando dove. La mia vita è bellissima perchè non so cosa farò esattamente l’ottobre prossimo (il riferimento all’Ironman, ndr) ma non sarò in partenza per Marte o sulla Luna come è stato scritto. Sono anche un pantofolaio pazzesco (sorride, ndr) e ho anche io i miei momenti in cui non faccio niente ma il fatto di poter fare delle cose e aver voglia di farle mi mette nella condizione di dire ‘perchè non provarci?‘ Certo non deve diventare un’ossessione ma finchè questa vecchia carcassa tiene botta ho ancora possibilità. Corro contro gente che sono armadi, atleti con la A maiuscola e nel paraciclismo il livello della competizione è ormai altissimo. Fare una gara a cronometro solo con la forza delle braccia a oltre 40 km/h di media è un dato che parla da solo. Non ho mai pensato di smettere e voglio provare a continuare finchè riesco. Ripeterò le gare dell’handbike, cruciali per la qualificazione ai Giochi Olimpici di Rio 2016, che sono il mio obiettivo. Poi avrò 50 anni e lì varrebbe la pena fare dell’altro, tipo mettere a posto le aiuole in giardino o andare a pescare. Quando non riuscirò più a competere, in bicicletta ci andrò per passare un sabato pomeriggio in mezzo alla natura“. La corsa verso nuove sfide e nuovi traguardi continua. Buon appetito…e in bocca al lupo.

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