Le informazioni date dagli inquirenti di Grenoble tramite la conferenza stampa di mercoledì 8 gennaio provano a chiarire maggiormente la dinamica dell’incidente in cui è rimasto coinvolto Michael Schumacher. L’ex pilota tedesco sciava a una velocità “del tutto normale” e “non eccessiva” per uno “sciatore molto esperto” (impossibile finora stabilire i km/h) ma nell’intersezione di due piste, ben battute e i cui bordi erano segnalati correttamente (con i paletti prescritti dai regolamenti).

Il procuratore della Repubblica di Albertville, Patrick Quincy, ha fatto il punto sulle indagini affiancato dal capo della gendarmeria, Stephen Bozon. Secondo il magistrato la caduta non è stata causata da un problema negli sci, quasi nuovi e “in perfette condizioni”, nè da un’inadeguata segnalazione della pista e neppure nè da un’eccessiva velocità. Dunque eventuali “responsabilità” andranno ricercate altrove, senza poter escludere a priori “imprudenze” del sette volte campione del mondo le cui condizioni rimangono critiche.

Schumacher seguiva una pista rossa e ha attraversato “un punto di intersezione tra quella e una blu” trovandosi un tratto di pista non battuto, largo tra i 3 e i 6 metri: lo sci è incappato su un roccia che affiorava, Schumi ha perso l’equilibrio cadendo in avanti e sbattendo la testa su una roccia che affiorava, a distanza di 8 metri dal bordo della pista. Nel violento impatto il casco si è rotto in due. La ricostruzione dei fatti è stata possibile grazie agli interrogatori dell’entourage del campione, di familiari e amici e dal video registrato dalla telecamera posta sul casco.

Non è stata trovata nessuna conferma, nè dal video e nè dalle testimonianze raccolte, che l’ex pilota si trovasse in quella zona non battuta della pista per soccorrere una bambina, figlia di amici, come riportato dai media tedeschi. Il procuratore ha sottolineato che “Schumacher è andato deliberatamente in quella zona”. Che sia stata un’imprudenza del campione o una fatalità, per ora, non è dato saperlo.

(Foto by InfoPhoto)

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